Alex pestato a sangue sui colli bolognezi

bastogne

“In un giorno di settembre Cousin Jerry è tornato in città ed è stato chiaro da subito che stava iniziando qualcosa di fumettistico e definitivo. Prima del suo arrivo la cosiddetta vita: i vecchi muoiono, i giovani crescono, le mamme imbiancano, i bambini rompono i coglioni”.

E gli asteroidi non cadono…

 

Bastogne di Enrico Brizzi è un capolavoro, diciamolo subito, alla faccia di quanti lo considerano soltanto una pallida copia del ben più celebre Clockwork orange.

Chissenefrega, è uno dei romanzi che ho amato di più, riletto e quasi “stuprato” (lo stato pietoso della mia copia parla chiaro).

Il libro della mia personalissima “maturità”, dei miei vent’anni.

Irriverente, cruda, sboccata, cattiva fino al midollo, l’opera seconda di Brizzi (due anni dopo la maestosa storia d’amore e di rock parrocchiale a tre tra Alex, Aidi e la volpe del Piccolo principe) racconta le disavventure dei terribili cugini ritrovati Ermanno Claypool (il vero protagonista) e Cousin Jerry, e degli amici Raimundo Blanco e Dietrich Lassalle. Una banda di disadattati tossici flippati senza speranza in lotta contro tutto e tutti, quattro drughi “arruolati in una apocalittica guerra lampo contro il mondo”. Contro le finzioni, contro il perbenismo, contro quelli che Stefano Benni definirebbe “fidipù e fidipà”. Sullo sfondo di una Nizza anni ’80 (in realtà Bologna) va in scena una frenetica e folle escalation di risse, omicidi, stupri, rapine, monologhi deliranti, “cervelletti folgorati da acidi all’alba su una tazza del cesso”, selvagge tirate di coca, hashish e marjuana in quantità industriale nonché “leggiadri souvenir di Amsterdam”. Senza dimenticare ricordi di infanzie (felici e non), amori meravigliosi, fintamente eterni o non corrisposti, odi e incomprensioni familiari, studi interrotti, o più semplicemente noia e mancanza di prospettive. E amicizia aggiungerei, vera genuina e cameratesca, forse l’unico sentimento “positivo” e invincibile del libro.

Nelle pagine di Bastogne trionfano i neologismi (punto di forza del libro, a parer mio), e riferimenti e citazioni anni ’80 (ma non solo) si sprecano: Andrea pazienza, Supertognazzi, i film italiani di “serie B” come il leggendario “Viva la foca“, i vespini special (mon amour) e altre chicche.

E poi c’è tanta, tantissima letteratura (da Senofonte a Burgess, passando per Pergaud, Céline, Stirner e Orwell) e musica (Public Image Limited, Virgin Prunes, Killing Joke, Billy Idol, Skiantos, Patti Smith, Morricone e Righeira).

Una curiosità: alla fine del libro c’è una pagina bianca, cioè sembra bianca ma in realtà non lo è. Inchiostro simpatico. Un po’ di fuoco e come per magia apparirà Alex in bicicletta intercettato sui colli bolognesi dai nostri quattro teppistelli e bastonato e bastonato, e bastonato ancora. Senza pietà.

Conosce gli Acta Sanctorum e la battaglia di Leuttra, crede di vivere nella Roma augustea, non sopporta l’ignoranza, invoca il napalm e gli asteroidi, fuma come un turco e si emoziona come un bambino ogni volta che sente parlare di pestilenze, apocalissi e catastrofi varie. Crede fermamente che i tabacchini e le librerie siano un assoluto segno di civiltà. Il suo sogno nel cassetto è assistere alla fine del mondo, nel frattempo compra legge ricompra e rilegge libri in maniera ossessivo-compulsiva.

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