Ho comprato un Kindle!

KindleEbbene sì, alla fine ho ceduto.

Nella lotta tra cartaceo e digitale, per anni sono stata una sostenitrice dell’oggetto libro, una di quelle persone che prova un piacere intimo nello sfogliare le singole pagine di un libro, che ama inebriarsi con il profumo della carta e selezionare un determinato segnalibro da abbinare alla copertina di ogni diversa pubblicazione.

Insomma, una malata.

Eppure… Non so se a stimolarmi sia stato l’aumento vertiginoso (e inadeguato) dei prezzi di copertina o una mera curiosità da tecnofila convinta, ma dopo aver cliccato ripetutamente sulla pagina di Amazon e aver “studiato” le caratteristiche di questo moderno oggetto di culto, ho deciso di convertirmi alla lettura digitale con risultati gradevolmente stupefacenti.

Ho comprato un Kindle, un eReader, il supporto elettronico che consente la lettura dei libri in formato digitale, i cosiddetti eBook. “Il medium è il messaggio” scriveva Marshall McLuhan, e se è vero che il valore di un mezzo di comunicazione (medium) non è strettamente collegato ai contenuti veicolati, ma alla sua capacità e modalità di organizzarli, di sicuro il Kindle è sulla buona strada per essere incluso a pieno titolo tra gli “strumenti del comunicare”.

Leggero (“pesa solo 170 grammi” si legge su amazon.it) e maneggevole, il Kindle consente di caricare fino a 1.400 titoli. Per il momento ne ho caricati solo quindici; sono prevalentemente titoli che avevo acquistato tempo fa in formato epub, e che ho dovuto convertire affinché fossero compatibili con questo dispositivo di lettura che, oltre ai più comuni DOC, DOCX, HTML, PNG, GIF, JPEG e BMP con conversione, legge esclusivamente i file acquistati direttamente su Amazon (Kindle AZW), oppure il formato TXT, PDF, MOBI non protetto e PRC nativo. Convertire i file non è un processo complicato; io ho scaricato Calibre, un programma gratuito e facile da usare che si connette al proprio Kindle e al termine della conversione carica direttamente i file selezionati che, in alternativa, possono essere caricati sul dispositivo anche grazie al Wi-Fi integrato. Grazie al Wi-Fi è possibile configurare il proprio profilo Twitter o Facebook sul dispositivo e condividere in tempo reale stralci di testo tratti dalle opere lette.

Queste sono solo alcune delle potenzialità del Kindle che sfrutta la tecnologia E Ink Pearl; questo dispositivo, infatti, è caratterizzato da uno schermo ad inchiostro elettronico che non è retroilluminato, ma riflette la luce come la carta, ed è prevalentemente vero. In passato mi è capitato di leggere eBook utilizzando l’iPad 2 e l’ho trovato un supporto molto scomodo sia per il peso sia per la necessità di dover evitare il riflesso della luce, naturale e non, per poter procedere nella lettura senza particolari fastidi. Il Kindle evita questo disagio, anche se in una occasione mi è capitato che il riflesso della luce artificiale (nel particolare, un neon) alterasse lievemente la lettura, ma senza evidenti disagi come quelli causati dallo schermo dell’iPad.

Detto tra noi, dubito che alimenterò l’abitudine di acquistare solo ed esclusivamente libri in formato elettronico, non solo perché trovo che alcuni editori abbiano deciso di immetterli sul mercato ad un prezzo spropositato (in alcuni casi superiore a quello delle più comuni edizioni economiche), ma soprattutto perché l’utilizzo del Kindle non infonde in me la stessa serenità che provo in seguito al tempo trascorso in libreria a spulciare tra gli scaffali.

Nonostante questa mia predilezione, suggerisco a tutti i librofili come me di sperimentare la lettura su questo dispositivo. Seppur privo di quegli elementi sensoriali/emozionali che rendono l’oggetto libro unico nel suo genere, il Kindle consente di portare ovunque e senza “pesanti” limiti le opere degli autori che amiamo di più!

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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