Piccole donne. Un nome piccolo piccolo

Piccole donne. Louise May Alcott

Piccole donne: e per me è subito amarcord. Uno dei motivi per cui amo il profumo dei libri è che, quando ero bambina, a casa giravano quelli della giovinezza di mio padre: dai suoi Anni ’50-’60 alla fine dei miei ’80, le pagine dei suoi libri avevano accumulato una sfumatura giallo ocra e l’odore di umidità mista a terra e foglie secche che per me, tutt’oggi, rappresentano il segno del peso della storia che i libri si portano. Ricordo ancora la fatica che facevo e faccio ad aprire Fontamara di Silone e Fiesta di Hemingway: tutta quella umidità che ha irrigidito la carta della copertina mi fa l’effetto del gesso sulle mani.

Tra tutti quei libri, poi, è arrivato il mio libro. Non ho dovuto attendere gli otto anni per leggere una storia, ma è a quell’età che hanno fatto capolino la famiglia March e le sue Piccole donne. Il primo libro tutto mio, un regalo di mia zia Elsa, il punto di non ritorno 🙂

“Il gioco dei pellegrini”, cita il titolo del primo capitolo. Già dalle prime parole Louisa May Alcott tratteggia la fisionomia e le caratteristiche delle sue giovani protagoniste, e da subito su tutte ha fatto breccia in me la forza di Jo, “la ragazza ribelle” della famiglia.

Tu sei abbastanza grande, ormai, per smettere quei modi da sbarazzino e comportarti meglio, Josephine – disse Meg, iniziando la sua ramanzina da sorella maggiore. Ciò non aveva tanta importanza quando eri piccola, ma ora che sei così alta e che ti sei tirata su i capelli, dovresti rammentarti che sei una signorina e non un ragazzo”.

“Non è vero nulla! E se il tirarmi su i capelli mi fa diventare una signorina, porterò la treccia giù fino a vent’anni!” – gridò Jo, strappandosi via la rete e lasciandosi cadere sulle spalle una bellissima treccia di capelli castani.

In questo “nome piccolo piccolo” – come la definirà il professore e futuro marito Fritz Bauer – c’è tutta la forza e la caparbietà di una giovane donna che ha modellato la personalità di tante lettrici che si sono affacciate tra le mura di casa March. Chi non ha mai visto in Meg la sorella maggiore chioccia, tutta protesa a crearsi una famiglia? In Beth la saggia sorella da proteggere? A qualcuno è mai stata simpatica Amy??? IO NON L’HO MAI SOPPORTATA!!!

Ancora oggi, quando n°-ri-leggo Piccole donne o guardo una delle tante versioni cinematografiche, spero che quando Laurie fa la sua dichiarazione a Jo la nostra ribelle ci ripensi 😉

PS. dicitur che la mia rovina abbia avuto inizio da qui…

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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