Tarallucci e vino con Ammiano Marcellino

Res gestaeLe “Res gestae” di Ammiano Marcellino raccontano oltre tre secoli di storia del mai abbastanza compianto impero romano (quello stesso che apps targate Facebook o Iphone e formule magiche recitate alla Feltrinelli da un pugno di scioperati nostalgici tentano disperatamente di riportare in vita), per la precisione gli anni dal 96 al 378 d.C.

Ovvero, per i profani, dall’assassinio di quel simpaticissimo e tenero tiranno-dio di Domiziano alla battaglia di Adrianopoli, che vide i Goti fare un mazzo a strisce alle gloriose legioni di Valente, l’imperatore arrivato in Tracia al grido di “mò me la vedo io con questi quattro selvaggi” e poi bruciato vivo nel rogo di un pagliaio.

Ammiano Marcellino rappresenta lo stadio finale, il punto di non ritorno per ogni buon disadattato classicista. Ci arrivi dopo aver superato di slancio Erodoto, Tucidide, Strabone, Livio, Plutarco e Tacito. Quando non hai più niente da chiedere o sfogliare in una libreria. Quando hai già pagato la piscina della villa di Manfredi, il Suv di Canfora e l’università a figli e nipoti di Carandini. E quando ti accorgi che il reparto di psichiatria è davvero dietro l’angolo.

Non si può non adorare questo grandissimo storico/soldato, “greco di nascita ma romano d’animo”, penna scorrevole e leggera, arguto e “figlientrocchia”, amico dell’imperatore Giuliano e intimamente convinto della missione civilizzatrice di Roma e dell’impero. Non si può non venerarlo, e i motivi sono davvero tantissimi. Elenco i più importanti:

A) Scriveva in latino.

B) A differenza di tanti suoi colleghi e contemporanei amava esclusivamente la patonza. Solo quella. E odiava i criaturi e l’albero luminoso.

C) Ha raccontato vita morte e miracoli dell’imperatore Giuliano l’Apostata.

D) Aveva un nome buffo, ma la colpa era dei genitori. ‘Azzo mi ridete, pensate a Nonno di Panopoli

E) Ha visto cadere decine di meteoriti. E non si stancava mai.

F) Invocava la fine del mondo e il suo numero preferito era 2012. Non lo ha mai scritto ma io lo so per certo, me lo ha detto “””””””””

G) Prestava soldi “con gli interessi”. Come Seneca del resto. Ma a differenza del filosofo non se la menava con pillole di saggezza e precetti morali.

H) Le sue pagine sono zeppe di notizie inedite e curiosità inutili. Ad esempio racconta l’abitudine degli Unni di mangiare carne cruda frollata sulle chiappe dei cavalli, spiegando così l’origine del vegetarianismo.

I) Ha descritto globi di luce e palle di fuoco volanti secoli prima di Giacobbo.

L) Lo dico io.

Insomma Ammiano Marcellino non è soltanto l’autore di un’opera grandiosa, di più, è uno stile di vita, parola d’ordine di un nuovo ordine, anatema, jastemma, modo per zittire definitivamente ogni fastidioso interlocutore.

Elegantissimo oggetto di modernariato, gioia e trionfo di ogni libreria.

Ed è pure arma bianca, 1166 pagine di cultura, un chilo di purissima cellulosa.

Conosce gli Acta Sanctorum e la battaglia di Leuttra, crede di vivere nella Roma augustea, non sopporta l’ignoranza, invoca il napalm e gli asteroidi, fuma come un turco e si emoziona come un bambino ogni volta che sente parlare di pestilenze, apocalissi e catastrofi varie. Crede fermamente che i tabacchini e le librerie siano un assoluto segno di civiltà. Il suo sogno nel cassetto è assistere alla fine del mondo, nel frattempo compra legge ricompra e rilegge libri in maniera ossessivo-compulsiva.

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