Memento mori

Il profumo delle foglie di limoneIl poeta francese Alfred de Musset sosteneva che i due grandi segreti della felicità sono il piacere e l’oblio.

Non tutti però, hanno il privilegio di poter sospendere i propri ricordi, lasciandosi alle spalle gli aspetti più crudeli e dolorosi del proprio passato.

Juliàn, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, ne è ben consapevole. Ha trascorso parte della sua vita ricercando criminali nazisti, e quando il tempo che gli è stato concesso sembra quasi giunto alla fine, si ritrova di fronte due dei più feroci carnefici che hanno segnato in maniera indelebile il suo destino e quello di molti uomini.

Poi c’è Sandra, giovane donna in crisi, che trova in Fredrik e Karin Christens una coppia di adorabili vecchietti alla quale affidarsi, inconsapevole degli atroci segreti che può nascondere una vita apparentemente ordinaria.

Julìan e Sandra sono le voci narranti de “Il profumo delle foglie di limone”, ultima fatica letteraria della scrittrice madrilena Clara Sànchez, che con questo romanzo, edito in Italia da Garzanti, ha scalato le classifiche mondiali ottenendo il consenso dei lettori (almeno, così dicono…).

Al di là del valore estetico di questo romanzo, che ho trovato avvincente e allo stesso tempo deludente nel finale (a mio parere, frettoloso e non in linea con il resto della narrazione), ciò che sorprende è la semplicità con cui l’autrice si insinua tra le complicate e tragiche conseguenze di quel genocidio che più comunemente chiamiamo “olocausto”.

Clara Sànchez punta l’attenzione su quello che è accaduto dopo la chiusura dei campi di concentramento; la sconfitta dei “cattivi” e la liberazione dei “corpi”, nella maggior parte dei casi non è coincisa con un vero e proprio ritorno alla vita, tutt’altro. Se i segni esterni delle sevizie e delle torture subite hanno trovato nel trascorrere del tempo un fedele alleato, ben diverso è stato per le ferite più profonde, quelle derivate dal totale annullamento della dignità umana, che si sono radicate negli angoli più reconditi dell’anima.

Esistono dolori che non conoscono oblio, e crudeltà che non hanno memoria. Se da un lato ci sono uomini che hanno trascorso il resto della propria vita rincorrendo “fantasmi”, mossi da un desiderio di giustizia o forse di vendetta (Simon Wiesenthal è uno di loro), dall’altro, invece, ci sono individui ai quali è bastato ricostruirsi una nuova identità per lavar via dalle proprie coscienze le macchie delle atrocità commesse.

Il profumo delle foglie di limone” non è un romanzo felice perché non conosce oblio.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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