Noi non ci credevamo proprio

 

“Franceschiello, Vittorio e Garibbaldi vota e ggira anno’nguaiato a tutte quant” 
Almamegretta (Sud)

“Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca” 
Giuseppe Garibaldi

“Nel dubbio, fucilate”          
Enrico Cialdini, generale piemontese

“Altro che Italia, questa è Affrica! I beduini a riscontro di questi cafoni sono latte e miele”
Luigi Carlo Farini, presidente del Consiglio dei Ministri del Regno (1862/3)

“Il Risorgimento non mi piace proprio! Non c’erano bombe atomiche, non c’era Bava Beccaris e nemmeno i Maya e gli asteroidi…”
Robertino A., 7 anni

All’indomani delle celebrazioni ufficiali per le centocinquanta candeline del Belpaese ecco un bel titolo controcorrente, coraggioso e fuori dagli schemi, di sano stampo revisionistico. Che prende a calci nel culo tutte quelle mezze verità (per non dire totali falsità) riportate dalla stragrande maggioranza dei testi scolastici (anche recenti) per raccontare senza filtri la fase più importante della storia italiana (impero romano escluso, ovviamente). Si chiama “Controstoria dell’Unità d’Italia: fatti e misfatti del Risorgimento“, autore Gigi Di Fiore, giornalista e saggista da sempre impegnato nella ricerca sulla pagina risorgimentale e su quella ambigua del brigantaggio postunitario.

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Il saggio di Di Fiore, scorrevole e pieno come un uovo di curiosità e notizie inedite, focalizza in sostanza l’attenzione su come e attraverso quali concreti fatti (e misfatti) diventammo nel giro di pochi mesi tutti, da Quarto alla Sicilia, il popolo di una sola (e sòla di) nazione. Cioè frutto di un atto di forza (di una ristretta ma potentissima minoranza, e in barba a qualsiasi norma di diritto internazionale) che unì lo Stivale esclusivamente sotto il profilo giuridico, visto che ancora oggi (a distanza di un secolo e mezzo) manca una coscienza comune propria di un’autentica unità culturale e spirituale. Un panorama storico-sociale ampiamente analizzato da Di Fiore, che attraverso documenti inediti tratteggia il lato oscuro del Risorgimento, smascherando falsi miti e ridicole mistificazioni. Senza però (e questo è senza dubbio un punto a favore) abbandonarsi ad anacronistiche rivendicazioni o a cifre e dati sparati nel mucchio.

E allora ampio spazio (con relative domande e riflessioni buttate in faccia al lettore) ad una improvvisata compagine in camicia rossa che riuscì ad aver ragione di un esercito di cinquantamila borbonici (ah, perfida Albione!), alle strane alleanze di Garibaldi e Cavour con oscuri poteri e malavita locale (ah, don Liborio!), ai plebisciti (ah, ahahahah!) alla considerazione che tutto sommato quella battezzata come unificazione d’Italia fu in realtà una bella guerra di conquista del Piemonte a danno degli stati del Centro-Sud, regno delle due Sicilie in primis, alle promesse postunitarie puntualmente disattese, a tasse norme e leva obbligatoria trapiantate nei nuovi territori senza arte né parte. In barba ad ogni retorica patriottica, emerge così un quadro sostanzialmente diverso da quello incul(c)atoci da “scrittori salariati”, libri Cuore e intere generazioni di manuali scolastici, veri e propri condensati di fesserie dove non c’è traccia di quella guerra civile che effettivamente ci fu né di crimini, corruzioni, stragi ed esecuzioni sommarie, e dove sovrani galantuomini, camillibensi, Peppini e generali vari recitano sempre la parte dei buoni belli e casti in lotta perenne contro una banda di pezzenti sporchi e cattivi.

Conosce gli Acta Sanctorum e la battaglia di Leuttra, crede di vivere nella Roma augustea, non sopporta l’ignoranza, invoca il napalm e gli asteroidi, fuma come un turco e si emoziona come un bambino ogni volta che sente parlare di pestilenze, apocalissi e catastrofi varie. Crede fermamente che i tabacchini e le librerie siano un assoluto segno di civiltà. Il suo sogno nel cassetto è assistere alla fine del mondo, nel frattempo compra legge ricompra e rilegge libri in maniera ossessivo-compulsiva.

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