Avvocato Malinconico.

“Dicono che la felicità si trova nelle piccole cose… sapeste l’infelicità!”

Vincenzo Malinconico, un avvocato partenopeo, ogni giorno siede nel suo ufficio completamente firmato Ikea e si accomoda sulla poltrona Skruvsta del suo studio, che si trova all’interno di un appartamento che divide con altri semi-disoccupati come lui. Mentre finge di lavorare, a Vincenzo capitano due miracoli. Il primo è una nomina d’ufficio, grazie alla quale si ritrova a difendere un becchino della camorra, tale Mimmo ‘o Burzone; il secondo miracolo si chiama Alessandra Persiano, la donna più bella del tribunale, che si innamora di lui (alla faccia dell’ex moglie, una tronfia psicologa di nome Nives).

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Il vero miracolo l’ha fatto Diego De Silva, l’autore di questo portentoso romanzo, che ha giustamente deciso di intitolare “Non avevo capito niente“.

L’autore riesce con successo a descrivere quello spaccato di vita partenopea che tanto ci è caro: parla di avvocati, di imbrogli, di camorra, di mariti divorziati che arredano case stile Ikea, di figli alla ricerca di se stessi; parla del napoletano un po’ filosofo che, in mezzo a tanti guai, alla fine non ci capisce più niente.

Il linguaggio è geniale. La parola chiave di De Silva è “ironia”, dall’inizio alla fine ironizza e mi fa scappare una risata anche quando da ridere non ci sarebbe proprio niente.

La forza è nelle mani del protagonista che, ad un certo punto, dice: “Sputarsi in faccia da soli è un’impresa che neanche i migliori sono riusciti a compiere”.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

Un commento

  • dopodipioggia ha detto:

    Impresa ardua, non v’è dubbio. Eppure molti dovrebbero allenarsi quotidianamente, con scrupolo. Anche se non c’è garanzia di successo, già solo il tentare non sarà stato vano. E avrà riequilibrato un po’ il karma dell’universo

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