High Fidelity

High Fidelity - Nick HornbyNon molto tempo fa, anche se, a pensarci bene, sembra passata una vita, una persona mi ha invitato ad ascoltarla perché, in fondo, non avevo nulla da perdere.

Non ti rubo via niente”, mi ha detto proprio così.

Io ho ascoltato e per un attimo mi sono sentita smarrita, ma poi ho guardato oltre la paura. Sembrava fosse tardi, ma poi non lo è stato per davvero. Quello era il suo tempo, quel momento lì.

Non ricordo quando ho “conosciuto” Nick Hornby.

Mi ha conquistata con “Alta fedeltà”, il suo secondo romanzo, in Italia edito da Guanda, che per me è stato una specie di primo amore letterario, o almeno, mi piace pensarlo.

http://www.youtube.com/watch?v=4vqaWh8DzKY

Mi ritrovo nell’irrequietezza di Rob, nella tendenza alla fuga di Laura, ma anche nella timidezza di Dick e nella spocchiosa irascibilità di Barry. Anche io, come Rob, compravo le cassette, sceglievo le canzoni più belle e davo vita alle MIE compilation. Se ci penso adesso, mi prende la malinconia.

Nick Hornby è un autore che “scrive semplice”. Disegna personaggi “umani”, con i quali è facile identificarsi. Mi rivedo nelle loro passioni, nei tic, nelle manie, negli episodi imbarazzanti, in quel costante tentativo di “provare a comprendere le cose e le persone del mondo”. Amo i suoi romanzi perché mi fanno sorridere. Amo i suoi romanzi perché, a volte, sembra che le abbia scritte io stessa certe cose (anche se non sarei capace di scriverle così bene).

Considero “Alta fedeltà” in assoluto il mio libro preferito. Non mi ha rubato via niente (cit.). E’ un po’ come quelle persone che arrivano per caso nella tua vita, e riescono ad esserci sempre, anche quando sembra che non ci sono. Ecco, “Alta fedeltà” per me è proprio questo: un libro comprato per caso, che vive sullo scaffale della mia libreria e si “materializza” tra le mie mani quando ne ho più bisogno.

“ (…) Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza. (…) Hai bisogno di zavorrarti più che puoi per non andare alla deriva; hai bisogno di gente attorno a te, hai bisogno di vedere camminare le cose, altrimenti la vita è come girare un film e finire i soldi, così non ci sono più scenari, né riprese in esterni, né comparse, ma solo un tizio che fissa la cinepresa senza niente da fare e nessuno a cui parlare, e chi ci crederebbe mai a un personaggio così? Qui mi serve più roba, più frastuono, più particolari, perché ora come ora corro il rischio di precipitare nel vuoto”.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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  • lamiolo ha detto:

    Io l’ho in libreria da un po’, devo dire ancora intonso, perché pur piacendomi tantissimo Hornby ho visto il film, e ho paura che i tanti rimandi alla musica (campo in cui sono bellamente ignorante, purtroppo) mi facciano perdere alcune sfaccettature del libro. Che dici, ci provo??

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