Il libro che non c’è

libro apertoE’ mezzanotte. Il Corso è deserto.

Non fa paura. Non c’è inquietudine nel rumore dei propri passi. Lei ne è ben consapevole.

La luna ammicca con quel sorriso beffardo. L’almanacco la definisce “calante”. Sarà, ma sembra che voglia augurarle la buona notte. E’ sciocco? Probabilmente lo è.

Eppure… è così bella la città immersa nel silenzio. Qualche voce soffusa nell’immediata lontananza. E quel profumo di bucato appena steso, quello delle famiglie che il sotuttoio include tra i “cafoni”. Si insinua tra le narici e infonde quel sentore di buono, di pulito, come se volesse candeggiarle l’anima.

E’ immersa tra quei pensieri quando intravede quel maglione color pastello. Le salta subito all’occhio. Tra le ombre del buio è l’unico altro elemento, oltre ai suoi capelli, che riesce a creare un reale contrasto.

Non è lo stesso maglione dei suoi quindici anni, ma a indossarlo è sempre lui. Lui che appare nei momenti più inaspettati. Lui, così anonimo nelle fattezze da riuscire a non passare inosservato. Lui, inconsapevole, si trascina il ricordo di una cotta adolescenziale, che non era amore ma, cavolo, quanto batteva il cuore!

Ecco l’anello di una particolare congiunzione astrale.

Ecco i personaggi di una storia che non ha un inizio, non ha una fine, non ha una trama.

Ecco il libro che non c’è.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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