Alice.

“Non riesco nemmeno a immaginare cosa potrei farci, con 1.000 euro ogni trenta giorni. Per prima cosa, una gonna alla Sisley. Di un colore che non deve andare bene per tutte le occasioni: non voglio più comprare vestiti da utilizzare per cinque anni, voglio una gonna a fisarmonica di cotone leggero anche se siamo a gennaio, a fiori azzurri su sfondo blu scuro, la indosso subito, esco dal negozio e a fine giornata, giuro, se mi assumono, la butto via. (…) Poi voglio un piumone di vera piuma d’oca, che il freddo di notte ci disturba il sonno nonostante i nostri bollenti spiriti.”

Alice-senza-niente

Alice senza niente” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, non riesci a staccare gli occhi dalle pagine, vuoi sapere come va a finire… è un libro che diventa subito tuo amico, sembra capirti, mi sono sentita meno sola mentre lo leggevo. L’autore è Pietro De Viola. Non lo conosco personalmente ma, da come è riuscito a rapirmi con le sue parole, deve essere una persona straordinaria.

La protagonista è Alice, trent’anni e laureata in Scienze Politiche con 110, costantemente impegnata nella ricerca di un lavoro che sembra non arrivare mai. Il suo fidanzato è Riccardo, un laureato in legge che per vivere dà lezioni di chitarra a 10 euro l’ora. Alice racconta di come la sua esistenza ruoti intorno alla disillusione, ai colloqui ai limiti dell’incredibile, al frigorifero vuoto, ai mille trucchi per sopravvivere con pochi euro al mese. Alice con 6 euro mangia per tre giorni.

Finito di leggere questo libro meraviglioso, mi sono sentita meglio. Ho cominciato a pensare: “pensavo di essere sola.. invece c’è qualcuno che mi capisce”; è come se Pietro De Viola avesse parlato con me e con altri dieci milioni di ragazzi come me ed avesse trasportato su carta le nostre esperienze, sembra aver parlato con la mia voce.

Il libro di una generazione di precari che sta là, in attesa, con un sogno nella mano destra e la speranza nella mano sinistra; è la storia che quasi tutti i ragazzi del duemila hanno in comune. Ma io e Alice non molliamo! Ci concediamo ancora la libertà di sognare e di sperare. Ci potete anche togliere l’illusione del contratto a tempo indeterminato ma non ci toglierete mai l’illusione di un bel castello fatto di solidi mattoni e balconi infiniti!

Oggi decidere di avere un sogno è una scelta coraggiosa.

Io, comunque, me lo rileggo.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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