Zorro.

Margaret Mazzantini ha voluto provare a guardare il mondo con gli occhi di un barbone nel suo libro “Zorro. Un eremita sul marciapiede“.

zorro

“I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell’andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell’orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull’asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell’umanità.”

Questo libro è un piccolo gioiello.

Mentre lo leggevo potevo sentire i rumori e gli odori della strada, è una triste e malinconica poesia metropolitana. Zorro prende la parola. Ci racconta con dignità della sua rabbia in un monologo scorrevole e scevro di fronzoli; Zorro ce l’ha con il mondo dei Cormorani, i cosiddetti uomini perbene, che l’hanno estromesso dalla loro realtà; lui, che ha avuto solo la grande sfortuna di avere il destino contro.

Zorro ci insegna a guardare il mondo con occhi profondi, lui non è come i Cormorani, persi nella loro superficialità e sommersi di beni terreni inutili.

“Perché gli artisti, spesso e volentieri, sono barboni fortunati. Ce l’hanno fatta a non finire all’addiaccio, ma conservano i tratti disturbati e l’inquietudine dell’erranza, vagano con gli occhi, sentenziano sul mondo, hanno ossessioni, riti. Ogni giorno corrono il rischio di perdersi, di non trovare più la strada del ritorno.”

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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