Il bar sotto il mare. Benni offre da bere.

Il bar sotto il mare” è un libro classe 1987, io avevo tre anni.

Un uomo viene trascinato dalla sua curiosità nel fondo del mare, dove intravede una scritta luminosa: ‘Bar’. In questo bar magico, ognuno dei clienti ha qualcosa da raccontare e così, l’uomo, si siede e comincia ad ascoltare le storie di ognuno di loro. Sono personaggi fantastici, surreali, bizzarri, apparentemente leggeri ma ricchi di spessore e mai banali. Ci trasportano, con le loro storie, in un viaggio nella società; ogni racconto è intelligente, ironico e sottile.

Primo uomo con il cappello, il vecchio con la gardenia, il verme disicio, marinaio, bambino serio, secondo uomo con cappello, signora col cappello, nano, uomo invisibile, uomo con cicatrice, uomo con mantello, barista… entriamo nel loro mondo, beviamo la fantasia smisurata di Stefano Benni.

Il linguaggio di Benni è pieno di neologismi e di invenzioni, di spunti e di immagini colorate che fanno ridere, sorridere e riflettere a lungo sul significato che spesso diamo alle parole in maniera arbitraria.

“Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le ‘emme’ e le ‘enne’, ed è ghiotto di parole quali ‘nonnulla’ e ‘mammella’. Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.”

Zio Benni, portami con te nel mondo del bar sotto il mare!

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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