Leggere Erri De Luca

“Leggere Erri De Luca”: si, è proprio questa l’espressione che mi piace usare per dire che sto leggendo un suo testo. L’autore per l’opera, una parte per il tutto, una sorta di sineddoche umano-materica inventata appositamente.
“Leggere Erri De Luca” è un’esperienza che mi provoca sempre una forte emozione.
I suoi libri sono colloquiali, familiari: sembra di essere lì vicino al suo protagonista, con i calzoncini corti nella Napoli degli anni Cinquanta-Sessanta, con lo sguardo acuto negli Anni di piombo, con la frenesia del “fare” negli anni Novanta delle guerre nei Balcani; alle prese con l’iniziazione alla vita che cambia e ci trasforma o impegnati nel dialogo con “Qualcuno” che si fa “Parola”.

Io amo “leggere Erri De Luca”.

«Studiavo come al solito di notte. Mi divertiva il latino, lingua escogitata da qualche enigmista. Tradurlo era cercare la soluzione. Non mi piaceva il caso accusativo, aveva un brutto nome. Bello il dativo, teatrale il vocativo, essenziale l’ablativo. Era pigro l’italiano che rinunciava ai casi. In storia mi annoiavano le tre guerrette d’indipendenza, mi incuriosiva invece la resistenza del Sud, sistemata col nome di brigantaggio. I vincitori hanno bisogno di denigrare i vinti. Il Sud era rimasto affezionato ai suoi sconfitti. Fu un’epopea militare molto più sanguinosa delle scaramucce del Risorgimento con la buffa doppia battaglia di Custoza, perduta due volte a distanza di anni. Cavour mi era antipatico, Mazzini era il fondatore di una banda armata. Garibaldi era arrivato in un momento fortunato, Pisacane in quello sbagliato. La storia era una cucina di ingredienti, si cambiavano dosi e ne usciva tutt’un’altra pietanza.
Non potevo fare lo stesso con la chimica e la fisica. Gli atomi si erano distribuiti il mondo in maniera pacifica, ma c’era stata un’epoca di guerra tra ossigeno e idrogeno prima di raggiungere la concordia attraverso la formula dell’acqua. L’acqua è un trattato di pace. La chimica era lo studio dell’equilibrio raggiunto dalla materia del mondo» (Il giorno prima della felicità, Erri De Luca).

errideluca

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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