“Sento la tua voce ma te lo devo confessare, non ti riconoscerei neppure se tra due vecchi ti dovessi guardare”

In copertina illustrazione di Benjamin Lacombe

In copertina illustrazione di Benjamin Lacombe

La meccanica del cuore è composta da ingranaggi delicati.

Da quando gli ha salvato la vita, il 16 aprile 1874, il giorno più freddo del mondo, Madeleine lo ha raccomandato più volte al piccolo Jack:

“Uno, non toccare le lancette.

Due, domina la rabbia.

Tre, non innamorarti, mai e poi mai

Altrimenti, nellorologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi“.

La meccanica del cuore” è il romanzo visionario di Mathias Malzieu, edito da Feltrinelli. Più che sfogliare un libro, mentre lo leggi, hai come la sensazione di scoperchiare una di quelle scatole cinesi che al loro interno nascondono altre scatole. La prima cosa che ti colpisce è l’immagine in copertina, una stupenda illustrazione di Benjamin Lacombe, che richiama alla mente le “atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton” (sull’aletta posteriore è scritto così e io non avrei saputo trovare parole migliori, o forse sì, ma non ne ho molta voglia). Poi inizi a leggere, ed hai come l’impressione che i tumulti del cuore del giovane Jack si mescolino alle tue emozioni. In quel momento tu sei Jack, e la sua gioia, la sua inquietudine, il suo dolore sono tuoi.

La meccanica del cuore” può sembrare il racconto di una semplice storia d’amore, ma non è così.

Se ti abbandoni alla vita e devi confrontarti con “il giorno più freddo del mondo”, può capitare che il tuo cuore si geli. Per sopravvivere sei costretto a ricorrere ad un meccanismo di fortuna che gli consenta lo stesso di pulsare. Certi rattoppi però, lasciano segni più evidenti di altri. Come il fastidioso ticchettio di un vecchio orologio a cucù, che ti rammenta di continuo quanto sia fragile e delicato il tuo cuore.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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