Romanticidio, ovvero non sempre tutto ciò che sembra è. Forse.

romanticidio-carolina cutoloCi sono libri che ti corteggiano, ti cercano, ti inseguono, ti fanno l’occhiolino. Sono lì sullo scaffale delle librerie che puntualmente frequenti, si fanno trovare distrattamente, pronti a farsi sfogliare e ad aprirti un mondo. La scintilla scocca e non puoi farci nulla. All’incirca così mi è capitato di subire il fascino curioso di Romanticidio, opera seconda di Carolina Cutolo – bartender, musicista e cantante romana – edito da Fandango Libri. Non posso negare che una certa parte l’ha fatta la copertina, una splendida Joan Crawford che con sguardo furente e due pistole ad altezza decolleté ti intima “qualcosa”.

La storia inizia in medias res: Marzia, la protagonista, è in stato di coma vigile o pseudo tale in ospedale, dopo uno stupido incidente. «Ho sempre desiderato morire di una morte ridicola, ma non così presto» è il canto del cigno che recita dal suo letto. Proprio da questo particolare punto di osservazione – il coma e il suo lettino – Marzia assiste alla sfilata dei vari personaggi che popolano la sua vita e che, al suo capezzale, si mostrano per ciò che sono realmente.

Cinica e sfrontata, vaccinata contro i sentimenti e nemica del sentimentalismo, Marzia costruisce nei suoi venticinque anni di vita una corazza contro il mondo e i suoi abitanti, definiti il più delle volte meschini e bigotti, dando libero sfogo a una dialettica con cui contrastare tutto ciò che disapprova, che non è autentico. Attraverso il racconto di quanti vanno in ospedale a salutarla e i ricordi che emergono a ritroso, l’Autrice ci fa conoscere aneddoti, eventi significativi, sfumature, punti di non ritorno della vita della protagonista, che con un umorismo al limite dell’offesa tratteggia personalità a volte caricaturali dei suoi “amici”. La tecnica utilizzata per questi quadri è la teoria del cocktail-personalità, con cui Marzia, ex studentessa di giurisprudenza e barman esperta, riesce a identificare i lati caratteriali di genitori e parenti, dell’amica Rebecca, dei colleghi e di uomini e donne che si avvicinano al bancone del bar in cui lavora come al lettino di uno psicologo.

Ma il suo cinismo non è inattaccabile, la razionalità non regge sempre e l’armatura che ha costruito crolla quando, al suo capezzale, raccoglie opinioni e pareri di quanti l’hanno vista con occhi “non suoi”: «Sepolta da settimane in questa condizione di isolamento maledettamente vigile, immobilizzata da un violento senso di claustrofobia per questa bara di carne che mi imprigiona, riesco a provare solo una feroce repulsione per questa persona che ho scelto di essere e che non mi somiglia più. L’etica e le regole di comportamento che ho escogitato e applicato fino a oggi, che mi hanno permesso di condurre e di interpretare la mia vita come pareva a me, hanno smesso di funzionare, e non ne ho di nuove a rimpiazzarle. Mi ritrovo circondata da persone che a quanto pare invece mi hanno sempre vista in modo tutto loro, e che ora continuano a impormi questa immagine falsata di me, indisturbate dalle mie provocazioni verbali… Ho sempre esposto le mie opinioni, agito nel modo più diretto, franco e inequivocabile possibile, anche duro se necessario. Possibile che non sia servito a niente? …Niente di quello che ho detto o fatto è servito a comunicare qualcosa di me».

A tratti comico e irriverente, in alcuni punti decisamente da monologo interiore auto-psicoanalizzante, Romanticidio si legge tutto d’un fiato per farsi poi rileggere con un’attenzione ancora più desta, tra risate, riflessioni e citazioni letterarie. Come quella che Lorenzo legge a Marzia in ospedale: «La natura, che fa dei ciechi dalla nascita, può ben creare delle donne sorde, mute e cieche all’amore» (La pelle di zigrino, Honoré De Balzac).

Nota: Particolarmente interessante l’approfondimento finale dedicato ai cocktail di Romanticidio, in cui l’Autrice racconta caratteristiche, genesi e associazione caratteriale di ciascun cocktail menzionato nel romanzo.

 

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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