Nove donne più una.

“Il loro aspetto di oggi è decisamente onesto, di mezzo non ci sono professioni, uffici o formalità che rischierebbero di etichettarle, oggi sono venute qui come sono realmente. E sono tutte così belle, pensa Natasha.”

Dieci Donne” di Marcela Serrano è un libro del quale non bisogna perdere neanche una virgola. A parte Simone De Beauvoir, quando leggo qualche romanzo sulle donne mi capita sempre di trovarlo ripetitivo e banale; l’argomento Donna è pieno di cliché paurosi e fuorvianti.

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La penna della Serrano, questa volta, ci racconta di nove donne che sono in cura da una psicoterapeuta. Ognuna si mette a nudo e ci racconta la sua storia. Quello che ho pensato leggendolo è che davvero ogni racconto sembra scritto da una donna diversa; l’autrice ha avuto la capacità di cambiare se stessa per ognuno dei personaggi, e forse c’è un po’ di lei in ognuna di quelle donne.

Adoro il modo in cui è scritto “Dieci Donne”. Lo stile solito della Serrano è come una lontana eco, c’è solo in sottofondo, e questo per lasciare il posto allo stile di donne diverse per estrazione sociale, età e ideologia politica; l’autrice cambia addirittura registro linguistico per ognuna delle sue donne. Se non è saper scrivere questo.

Una cosa però la devo dire a chi l’ha tradotto: mi dite perché i nomi propri sono preceduti dall’articolo determinativo? Anche se volevate rendere la particolarità del registro colloquiale, l’avete fatto in modo sbagliato; “la Katy”, “il Carlos”, e via discorrendo, non esistono in italiano. Magari esistono per un milanese, ma nell’italiano standard è scorretto. (Ma non è colpa tua Marcela!)

“Edward Said, straordinario scrittore palestinese, ha parlato del late style, lo stile tardo. In genere si usa per gli artisti: è la fase finale, quando il creatore si lascia andare e comincia a fare quello che vuole, senza preoccuparsi della coerenza con le opere precedenti. Da quel mollare gli ormeggi a volte nascono opere magnifiche.”

Applausi a Marcela ed al suo late style.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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