Punteggiatura applicata all’umanità.

Mettiamo caso che io sia un testo. Se fossi sprovvista di punteggiatura diverrei un flusso di coscienza e magari Joyce ne sarebbe contento… ma io no, preferisco essere letta con le mie pause. La punteggiatura è un’amica che mi aiuta a mettere tutto in ordine, ed aiuta il mondo a leggermi e conoscermi meglio.

Il punto è un amico che mi aiuta a fermarmi; è quella lunga pausa durante la quale rifletto senza fretta e decido se vale la pena andare al prossimo capoverso. Andare a capo significa avvertire il lettore che un argomento cambia o che se ne affronta un aspetto nuovo. Un amico importante, il punto.

La virgola è donna; è quella amica con la quale bevi un caffè che ti aiuta a riprendere fiato. Viene definita segno di pausa debole… debole? Ma se una virgola usata male può persino compromettere la coerenza testuale! Amica virgola, io in quanto testo, ho davvero bisogno delle tue piccole pause se non voglio arrivare alla fine stremata!

E quando la vita mi mette a dura prova e voglio una pausa un po’ più lunga, ma senza fermarmi del tutto, faccio appello al mio caro vecchio punto e virgola. Dite che è un amico troppo arcaico? Eppure l’uso di virgola come passe-partout che abbia come sola alternativa il punto è estraneo alla scrittura còlta e può trovarsi solo in un testo acerbo e sprovveduto. Io, da testo maturo quale sono, usufruisco volentieri di una pausa media come punto e virgola.

Non voglio che il mondo che mi veda come un’accozzaglia disordinata di parole e frasi. Voglio essere un testo con un’ottima punteggiatura.

umanita Fotografia di Emanuela Ciliento. Berlino 2011.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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