Eroi per caso: non tutte le ciambelle riescono con il buco

Arturo Pérez-Reverte

Arturo Pérez-Reverte

In mezzo al disastro del fianco destro dell’esercito napoleonico, attraversando i campi di mais battuti dall’artiglieria russa, in formazione e a passo di marcia, noi quattrocentocinquanta spagnoli del Secondo battaglione del 326° Fanteria di Linea, non stavamo compiendo, ad essere sinceri, un atto d’eroismo. (…) Approfittando della confusione della battaglia, il Secondo del 326°,in buon ordine, con tamburi e bandiere al vento, stava passando al nemico. Dimostrando di avere due palle così”. 

E’ questo tentativo di diserzione in massa, fallito per motivi davvero imprevedibili tanto per i protagonisti che per il lettore, l’elemento intorno a cui Arturo Pérez-Reverte costruisce lo smilzo e vivace romanzo L’ombra dell’aquila (Marco Tropea Editore, 123 pagine -10 euro). Protagonisti del racconto sono i 450 fanti del secondo battaglione del 326° Reggimento di Fanteria di Linea della Grande Armée napoleonica, fantaccini spagnoli che per uno di quei tiri mancini che la Sorte sembra divertirsi a giocare agli uomini si ritrovano prima in Danimarca e poi nella sconfinata steppa russa, impegnati nel tentativo impossibile di piegare lo zar ai voleri di Bonaparte. Come si concluse l’impresa è noto: l’inutile conquista di Mosca, la sua distruzione da parte degli stessi russi, la ritirata nel cuore dell’inverno, la battaglia degli italiani a Malojaroslavetz (ma questa è un’altra storia…), il passaggio della Beresina ghiacciata, il ritorno in Polonia di poche migliaia di sopravvissuti.

Il romanzo di Pèrez-Reverte, tuttavia, è quanto di più lontano si possa immaginare da un racconto epico, anzi. La guerra, Napoleone ed i suoi marescialli sono visti, e raccontati, con gli occhi dei soldati impegnati in marce e combattimenti: non c’è retorica, non piume e pennacchi, non bandiere che garriscono al vento. Non c’è retorica, ma neanche cupezza in queste pagine: è l’ironia la chiave che l’autore sceglie per raccontare l’avventura degli spagnoli del 326°, fantaccini che hanno un’idea fissa: lasciare a Napoleone i suoi sogni di gloria e tornare presto a casa, al caldo di quella Spagna che hanno abbandonato controvoglia. E che in pochi rivedranno.

Impossibile non riconoscere nello stile di Pérez-Reverte le tracce del suo vecchio “mestiere”: prima di diventare romanziere l’autore è stato per lunghi anni corrispondente di guerra. A testimoniarlo le persone cui è dedicato “L’ombra dell’aquila”: Fernando Labajos e Belali Uld Marahbi. Un ufficiale spagnolo ed un militare marocchino, entrambi conosciuti da Pérez-Reverte nel Sahara durante gli anni della decolonizzazione. Nomi e storie che a loro volta sembrano un romanzo. Chissà, forse un giorno qualcuno racconterà questa storia…

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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