La prima guerra mondiale

La prima guerra mondialeNon ha mai indossato una divisa o imbracciato un fucile, tuttavia per decenni ha contribuito alla formazione degli ufficiali dell’esercito di Sua Maestà Britannica e narrato con immagini vivide i principali eventi della storia militare europea. E’ questo il paradosso, invero solo apparente, della vita e dell’opera di John Keegan, uno dei principali storici militari contemporanei. A caratterizzarne il lavoro, in particolare, lo sforzo teso a raccontare “il volto della battaglia” e “la maschera del comando” (titoli di due delle sue opere più famose), ovvero ad indagare come gli uomini di ogni tempo e nazione, dall’uomo d’arme di Azincourt ai generali della Grande Guerra, hanno affrontato il cimento, con se stessi e con il nemico, rappresentato dallo scontro sul campo. Insomma chi cerca nei libri di Keegan il mero elenco delle forze schierate in campo o la fredda analisi tecnica di quale tipo di proiettile sia più efficiente farà bene a non accostarsi al lavoro di questo storico. Quanti, invece vorranno immergersi nell’analisi ampia ed approfondita delle “cose di guerra” scopriranno in Keegan un autore ineguagliabile.

Esemplare del metodo Keegan è il volume “La prima guerra mondiale – Una storia politico-militare” (ed. Carocci – 506 pagine, 22 euro). Il libro è una grande narrazione, scritta con uno stile scorrevole e godibile, del conflitto che pose fine al ruolo egemonico dell’Europa sulla scena mondiale. Al centro dell’opera c’è, e non poteva essere diversamente, il dipanarsi degli eventi militari sui diversi fronti in cui si articolò il conflitto, tuttavia il libro di Keegan è molto di più che una mera elencazione di battaglie, di vittorie e ritirate. Notevole è l’analisi che lo storico britannico dedica al mese fatidico che intercorse tra l’uccisione dell’arciduca d’Austria a Sarajevo e lo scoppio della guerra, un mese in cui si susseguirono frenetiche trattative diplomatiche vanificate, a giudizio di Keegan, dall’inesorabilità dei meccanismi difensivi messi a punto all’alba del XX secolo dalla potenze europee. Anche in questa occasione Keegan non rinuncia ad indagare sulle aspetti più umani della guerra, a partire dalle motivazioni che portarono migliaia di giovani tedeschi, francesi e britannici ad arruolarsi volontari nell’estate del 1914 per arrivare alla grande crisi del 1917, quando gli eserciti europei rischiarono il collasso morale per l’essere ormai ad un passo dal superamento della soglia della resistenza alle perdite ed ai disagi della vita di trincea.

Unica pecca dell’opera, almeno per il lettore italiano, la prospettiva accentuatamente britanno-centrica dell’autore: l’Italia è classificata come “la minore delle grandi potenze” dunque gli avvenimenti del fronte italo-austriaco nella narrazione di Keegan non sono altro se non episodi marginali della trama principale che si dipana sul fronte occidentale. Non manca, poi, qualche aspro commento sulle virtù belliche degli italiani. Limiti, però, che non sminuiscono il valore di un’opera che resta uno dei migliori studi dedicati alla Grande Guerra.

Ulteriore nota positiva la cura posta nella realizzazione dell’edizione italiana: puntuale ed attenta la traduzione, ricco il corredo di mappe e carte geografiche, indispensabili per seguire lo svolgersi degli eventi. Buona la scelte delle fotografie a corredo del testo: scatti significativi con il pregio di non essere tra quelli più noti relativi al primo conflitto mondiale.

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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