“La fine” di Salvatore Scibona

La fine - Salvatore Scibona

Salvatore Scibona: “La Fine”              Editore: 66thand2nd; anno 2011

Il romanzo narra, attraverso una trama di eventi finemente tessuta, le vicende di alcuni immigrati italiani negli Stati Uniti di fine ‘800 inizi ‘900.

Il racconto ha inizio il giorno di ferragosto dell’anno 1953 in un quartiere italiano di Cleveland chiamato”Elephant Park”, per poi seguire diversi salti temporali all’indietro:

Abbiamo il panettiere Rocco, che alla notizia della morte del figlio Mimmo nella appena conclusasi guerra di Corea decide di riconquistare la moglie trasferitasi nel New Jersey anni prima.

Abbiamo poi un’anziana vedova che esegue aborti clandestini, Costanza Marini.

Lina che abbandona il marito ed il figlio Ceech – Ciccio -, quindicenne testardo e baldanzoso,  per poi fare ritorno a Cleveland alla morte del consorte.

Un gioielliere che colleziona lettere di soldati confederati della guerra civile, che vive con la sorella e che si macchia di un crimine a sfondo sessuale.

Tutte queste storie si intrecciano e si risolvono, ma solo in parte, alla fine del romanzo.

Non è semplice parlare di immigrazione, Salvatore Scibona, giovane autore americano tra i più celebrati ultimamente, ha impiegato ben 10 anni per la stesura di questo romanzo.

Nel parlare di un argomento così scottante , invece del classico racconto corale, Scibona ha preferito una  via più lirica: un prosa che segue gli stati d’animo dei protagonisti esaminati uno per uno.

Il libro è difficile, richiede da parte del lettore un elevato sforzo di attenzione.

Per questo motivo il lettore è immerso nelle gesta dei nostri eroi (scelgo qui il termine eroe nell’accezione più classica del termine: chi dà prova di un enorme spirito di sacrificio per il raggiungimento di un ideale) in maniera più partecipe.

Questo romanzo può piacere o non piacere, ma si tratta comunque una lettura che non lascia indifferenti.

Robitown

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*