L’uomo che cadde sulla terra

L'uomo che cadde sulla terraWalter Tevis, “L’uomo che cadde sulla terra” Minimumfax/BEAT Edizioni 2012

Come dallo stesso titolo possiamo facilmente intuire si tratta di un romanzo di fantascienza: Thomas Jerome Newton arriva sulla terra dal pianeta Anthea.
Mettendo a frutto le straordinarie ed avanzate scoperte scientifiche del mondo da cui proviene in pochi anni riesce a diventare enormemente ricco, così ricco da poter finanziare un suo particolare progetto.

Per poter parlare più diffusamente del libro – un romanzo breve per la prima volta pubblicato nel 1963 – non si può prescindere dal dare alcune note biografiche sull’autore.
Walter Tevis (1928-1984) subì da ragazzo una lunghissima degenza che lo costrinse in un letto di ospedale per quasi un anno.
Il suo ritorno alla casa dei genitori (che tra l’altro non lo degnarono di una visita durante la sofferta convalescenza) fu tra i più traumatici.
La difficoltà ad adattarsi ad un ambiente completamente nuovo (raggiunse la sua famiglia che si era nel frattempo trasferita in un’altra città) unita ad un senso di isolamento e di estraniazione lo faranno diventare particolarmente chiuso ed insicuro.
Il carattere introverso e la gracile costituzione lo resero spesso oggetto di episodi di bullismo da parte dei suoi coetanei, a tal punto che fu spesso costretto a cambiare scuola.
Sotto questo punto di vista “L’uomo che cadde sulla terra” è un romanzo autobiografico.
Il protagonista è magrissimo, diafano di pelle, sopporta a malapena la forza di gravità e l’elevata temperatura terrestre ed ha una vista ipersensibile alle fonti luminose.
Non riesce a socializzare se non con pochissime persone, alla compagnia degli esseri umani preferisce la lettura e la meditazione.

Al di là della trama avvincente e dei numerosi riferimenti alla psicosi generata dalla guerra fredda (non dimentichiamo che il romanzo fu scritto durante la crisi dei missili di Cuba e la minaccia di una guerra nucleare era argomento di attualità) 50 anni per questo romanzo sembrano davvero pochi.

I temi trattati quali il progresso e lo sviluppo industriale che consumano velocemente le risorse del nostro pianeta ed il cinismo delle istituzioni degli Stati Uniti, fanno dell’” Uomo che cadde sulla terra” un romanzo “moderno” e ancora attuale.

Un capolavoro della fantascienza che leggeremo ancora tra altri 100 anni.

Due postille:
di questo libro ricordiamo una trasposizione cinematografica datata 1975 ad opera del genio visionario di Nicolas Roeg con David Bowie quale protagonista.

Verso la fine del romanzo un personaggio fa riferimento allo scandalo Watergate (che avvenne circa dieci anni dopo).
Il nostro autore aveva sicuramente rivisto e rimaneggiato la stesura della sua opera più famosa anni dopo la sua prima pubblicazione (avvenuta, lo ricordiamo nel 1963), in coincidenza con l’uscita del film.
Tevis non fu tanto lungimirante da prevedere lo scandalo politico che determinò le dimissioni del presidente Nixon.

Ma questo glielo possiamo perdonare.

Robitown

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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