Canada

Se volete sapere di cosa parla l'ultimo romanzo pubblicato da Richard Ford basta aprire la prima pagina e leggerne le prime due righe: “Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi” Quindi continua: “Se c'erano due persone sulla terra dalle quali nessuno si sarebbe aspettato che potessero rapinare una banca, quelle erano i nostri genitori”. Le vicende di questi due sfortunati ed assolutamente ingenui rapinatori di banca immediatamente assicurati alla giustizia e dei due figli, Dell e la sorella gemella Berner ed in che modo le stesse vicende avrebbero cambiato la vita a questi ultimi, sono narrate dalle voci fuse alla perfezione di Dell adulto, insegnante d'inglese prossimo alla pensione e del Dell quindicenne. La narrazione però procede molto lentamente. Assume, soprattutto nella prima parte i contorni di una lunga riflessione, tesa ad analizzare anche gli aspetti più insignificanti della storia e soprattutto sui motivi che avevano spinto i suoi genitori a commettere un gesto così stupido ed avventato. Ed in questa prima parte che il racconto procede in maniera insolita, mentre nella seconda sembra essere più lineare. Non c'è uno svolgimento della narrazione in senso classico inteso. Le vicende sembrano avvitarsi su se stesse senza mai assumere una forma precisa se non quella modellata dalle riflessioni e dalle illazioni di Dell. Non esiste una trama vera e propria, non c'è suspense, non c'è dramma. Ci sono solo tante domande e quasi nessuna risposta. Insomma questo non è il genere di romanzo concepito per catturare l'attenzione del lettore, alle cui pagine non rimani aggrappato ed invischiato come nella tela di un ragno. Ma non per questo non vale la pena leggerlo fino in fondo.

Richard Ford

CanadaRichard Ford – Feltrinelli 2013

Se volete sapere di cosa parla l’ultimo romanzo pubblicato da Richard Ford basta aprire la prima pagina e leggerne le prime due righe:
Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi
Quindi continua:
Se c’erano due persone sulla terra dalle quali nessuno si sarebbe aspettato che potessero rapinare una banca, quelle erano i nostri genitori”.

Le vicende di questi due sfortunati ed assolutamente ingenui rapinatori di banca immediatamente assicurati alla giustizia e dei due figli, Dell e la sorella gemella Berner, ed in che modo le stesse vicende avrebbero cambiato la vita a questi ultimi, sono narrate dalle voci fuse alla perfezione di Dell adulto, insegnante d’inglese prossimo alla pensione e del Dell quindicenne.

La narrazione però procede molto lentamente.

Assume, soprattutto nella prima parte, i contorni di una lunga riflessione tesa ad analizzare i motivi che avevano spinto i suoi genitori a commettere un gesto così stupido ed avventato anche cercando di decifrare gli aspetti più insignificanti.

Ed è in questa prima parte che il racconto procede in maniera insolita, mentre nella seconda sembra essere più lineare.
Non c’è uno svolgimento della narrazione intesa in senso classico.
Le vicende sembrano avvitarsi su se stesse senza mai assumere una forma precisa se non quella modellata dalle riflessioni e dalle illazioni di Dell.
Non esiste una trama vera e propria, non c’è suspense, non c’è dramma.

Ci sono solo tante domande e quasi nessuna risposta.

Insomma questo non è il genere di romanzo concepito per catturare l’attenzione del lettore, alle cui pagine non rimane aggrappato ed invischiato come nella tela di un ragno.

Forse proprio per questo vale la pena leggerlo fino in fondo.

Robitown

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*