Barbablù

Barbablù - Amelie NothombLa curiosità può uccidere. Non è una minaccia, ma l’ammonimento che il bizzarro don Elmirio Nibal y Milcar, proprietario di un lussuoso appartamento parigino, regala a Saturnine, giovane ragazza di origine belga, nel momento in cui la sceglie come coinquilina.

Elmirio e Saturnine sono i personaggi dell’ultima creatura letteraria di Amélie Nothomb, in Italia edita da Voland. Barbablù, questo il titolo dal sapore fiabesco del romanzo che mi ha fatto innamorare di una delle penne più interessanti del panorama letterario internazionale. Un’autrice che mi ha incuriosita da sempre (lei non ne è a conoscenza, eppure condividiamo la passione per i cappelli strani ed il rossetto rosso), ma che per lungo tempo ho osservato con sospetto, quasi come se aspettassi timidamente il momento più opportuno per accostarmi alla sua opera, e provare ad osservare le sfumature dell’animo umano attraverso gli occhi di una donna che ha fatto del mondo la propria casa.

Barbablù è quello che definirei un volume matrioska, un libro in cui ogni singolo dettaglio, a partire dai colori della copertina fino ad arrivare alla scelta del titolo (che, detto tra noi, non poteva essere più calzante), è un continuo richiamo ad una serie di elementi nascosti, racchiusi nel cuore pulsante della storia narrata.

E’ l’amore, con le sue inquietanti sfumature, a dar vita ad un dialogo a due voci che accompagna il lettore alla scoperta di una realtà inizialmente scontata, ma che disarma. In poco più di cento pagine, don Elmirio e Saturnine alimentano con sagacia lo scontro/incontro di due personalità totalmente diverse, dando vita ad una danza di intelletti. Nonostante le resistenze però, solo uno dei due riuscirà a non farsi sopraffare dalle proprie tentazioni.

(…) -No. Lei è bella come una creatura di Khnopff. La immagino con un corpo di ghepardo. Adorerei mi divorasse.

-Non mangio la prima cosa che capita.

-Vuole sposarmi?

-Pensavo non si sposasse.

-Farà un’eccezione per lei. L’amo come non ho mai amato.

-Probabilmente l’ha detto a tutte quelle che mi hanno preceduto.

– L’ho detto ogni volta che era vero. (…)

P.s. (La stesura di questo post è stata caratterizzata dall’ascolto Bande à part dei Nouvelle Vague. Sarà un caso, ma chi vi riporta alla mente l’immagine sulla copertina dell’album?)

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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