Editoria indipendente: mi è preso un Tic da leggere!

Nel favoloso universo che ruota intorno al pianeta libro c’è una realtà tutta da scoprire: l’editoria indipendente. Nell’epoca dell’eBook, del self publishing, ma soprattutto della crisi economica, piccoli editori indipendenti non si lasciano scoraggiare dalle difficoltà e quotidianamente, sebbene spesso con grande sacrificio, contribuiscono alla promozione e alla diffusione della cultura nel nostro Paese.

Detto questo… Alcolibri Anonimi ha deciso di dedicare uno spazio a questi coraggiosi imprenditori e dare voce a chi i libri li fa per mestiere. Inauguriamo la categoria con un’intervista gentilmente concessa da Tic Edizioni, casa editrice romana che ammicca una simpatica familiarità, e che secondo noi ha saputo individuare nella diversificazione della propria offerta un interessante punto di forza.

Lasciatevi travolgere dai Tic!

Presidente Tic Edizioni, Emanule Kraushaar

Presidente Tic Edizioni, Emanule Kraushaar

Tic edizioni nasce nel 2011 dall’idea di Alessandro Alessandroni, Andrea Falegnami ed Emanuele Kraushaar. Chi sono e cosa li ha spinti a fondare una casa editrice indipendente proprio in un momento storico di profonda crisi, e che ha visto il settore dell’editoria segnato da grandi cambiamenti?

«La pazzia li ha spinti, è evidente. Sono tre pazzi, ma con un loro saper fare. Prima di Tic, orbitavano nello spazio editoriale per diverse ragioni: Alessandro Alessandroni in veste di libraio delle due librerie Altroquando di Roma; Andrea Falegnami come grafico; Emanuele Kraushaar per la free-press romana Metromorfosi. Andrea ed Emanuele inoltre sono scrittori.»

Qual è la linea editoriale di Tic?

«Pubblicare pochissimi libri all’anno, uno-due all’anno e solo se troviamo un testo che meriti davvero di diventare libro. Altrimenti lasciamo perdere, è importante interrogarsi sulla necessità di ogni libro potenziale. E questa parsimonia nel pubblicare è controbilanciata dal proposito di sbizzarrirci, di esagerare con le parole magnetiche, di cui abbiamo in cantiere numerosissimi nuovi soggetti.»

Oltre ai libri, in catalogo è possibile trovare mensole –libri, shopper o t-shirt. Perché la scelta di differenziare in questo modo la propria produzione? In particolare, da dove nasce l’idea delle “Parole magnetiche”?

«L’idea delle parole magnetiche nasce dalla capacità di mimesi massicciamente rappresentata nella specie degli Alessandroni. Le fanno in America. Alessandro le ha vendute in libreria, poi il distributore ha cessato di rifornire l’Italia. Introvabili. Così gli è venuto il pallino di rifarle. E di rifarle meglio, scegliendo soggetti diversi, parole diverse. Ci piace dare spazio alla creatività con i nostri non-book e preferiamo puntare su parole magnetiche & co. piuttosto che incrementare l’iper-produzione di libri.»

Uno dei tarli della piccola e media editoria è rappresentato dai costi della distribuzione. Stando ai dati ISTAT nel 2010 sono stati pubblicati 63.800 titoli. Come può un piccolo editore riuscire ad emergere in un mercato in cui la concorrenza è così elevata?

«Ci vuole una forte identità, personalità. Per la distribuzione è necessario avere una strategia ben precisa, e poi essere pronti a cambiarla. Non c’è una sola strada, ma bisogna avere un piano. E per fare un piano si devono conoscere i meccanismi del mercato del libro. Si devono conoscere prima e non dopo, perché i primi errori che si compiono o sono fatali o peseranno per anni sulla casa editrice come un macigno. Tanto si può imparare dalle storie delle piccole case editrici che, con percorsi differenti, ce l’hanno fatta o ce la stanno facendo. Noi cerchiamo di non bruciare le tappe, per esempio evitando di affidarci a un distributore nazionale che distribuisce anche editori medi e grandi: sappiamo che spariremmo nel mucchio. Abbiamo scelto di partire con una distribuzione piccola e regionale che però si impegni davvero nella promozione dei nostri prodotti.»

Tic accetta opere inedite? Se sì, quali sono i criteri di valutazione che vi spingono a pubblicare un libro?

«Sì, e il numero di dattiloscritti ricevuti aumenta sempre di più, noi lo prendiamo come un segno di apprezzamento per i libri già in catalogo. E però c’è sempre il sospetto che dipenda dall’ossessione per la pubblicazione a ogni costo, ormai è piuttosto diffusa. Leggiamo, chi trova un testo particolarmente meritevole lo gira agli altri che leggono a loro volta. Quando piace tanto a tutti allora è fatta.  Sembra facile, ma non capita spesso. Eppure, come si dice, chi cerca trova e noi modestamente trovammo. Ad esempio, il romanzo di Andrea Cosentino, Primi passi sulla Luna, che abbiamo pubblicato a maggio. Leggetelo. Primi passi sulla Luna, Pazzi scatenati e Mi faccio vivo io sono molto diversi tra loro, anche il libro che abbiamo in cantiere si differenzia parecchio. Per dire che non ci concentriamo su un genere, né sulla distinzione tra fiction e non-fiction. Pubblichiamo i libri che vorremmo leggere.»

La migliore “sbornia letteraria” di tutti i tempi?

«Quella sera a casa di Andy Warhol, quando il Presidente ha fatto Tarzan sulle spalle di Truman Capote… ah, e c’era Nico, e lui le è finito addosso.»

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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