Ascolta si fa sera

Dalle parole on air a quelle scritte, mons. Riboldi parla al cuore dell’uomo.

«Provo a immaginare di essere seduto in macchina a chiacchierare con l’uomo alla guida, oppure al tavolo di una cucinAscolta si fa seraa a sorseggiare il caffè offertomi da una signora intenta a preparare la cena per i propri cari»: parla dritto al cuore dei suoi lettori mons. Antonio Riboldi nel libro Ascolta si fa sera, edito da Mondadori. L’opera del Sacerdote brianzolo – che ha vissuto, da vescovo, nelle trincee del Belice distrutto dal terremoto e nelle terre di Acerra mortificata dalla camorra – parte dalla storica trasmissione omonima di Radio Rai, che ogni sera dalle 19.35 alle 19.38, per tre minuti, parla agli uomini e alle donne nel tempo in cui il giorno volge al termine. Un titolo intimo, che parla sottovoce al lettore che si avvicina a quei «brevi pensieri oltre gli affanni della giornata», come mons. Riboldi sottolinea. Le riflessioni del Vescovo partono dalla quotidianità, mostrandocela con disarmante semplicità nella sua cruda realtà e nella sua profonda necessità di essere vissuta nella Verità: temi di cronaca e di attualità, dinamiche familiari, momenti di forte introspezione, la vita nelle sue luci e nelle sue ombre al centro delle brevi riflessioni. Tutto viene raccontato con l’urgenza di sviscerare le cose della vita, perché è la vita stessa che reclama di essere illuminata dalla sola Parola che tutto rischiara. Nel mistero della sera – momento in cui Nicodemo cerca Gesù per “capire” la Verità (cf Gv cap. 3) e i discepoli di Emmaus chiedono al Maestro di “restare” (cf Lc 24, 29) – si racchiude il tempo della riflessione, dell’esame di coscienza, ma anche il tempo della paura, in cui l’uomo è più debole e incline all’errore. La voce e le parole di mons. Riboldi sono una piccola luce che tutto rischiara e che apre la porta del cuore dell’uomo all’accoglienza della Luce vera.

(Elsa De Simone, tratto dalla rivista Rinnovamento nello Spirito Santo)

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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