Tutti mi danno del bastardo

tutti-mi-danno-del-bastardoTi odio.
Ti odio perché mi hai illusa.
Ti odio perché hai ammiccato dalla vetrina della libreria mentre ero al telefono con zia Sam ed io non resistito, come sempre.
Sono entrata, con un fare timido mi sono avvicinata a te.
Non mentirò.                                                                                                                                                                             Inizialmente ti ho guardato con sospetto.
Già una volta è capitato che ci rimanessi male. Non del tutto, giusto un po’.
Ho provato a mantenere un certo controllo, a non rispondere alle tue lusinghe. Poi ho ceduto.

Ti odio perché era da mesi che sentivo il bisogno delle tue parole.
Qualcosa di nuovo, di sconosciuto.
Qualcosa che mi stupisse.
Ti odio perché ho accarezzato ogni angolo di quella superficie con delicatezza.
Ho rivolto alla tua creatura il mio sguardo più amorevole, e tu mi hai fatto credere che stessi per rendermi felice.        Proprio come quella volta.
Non fingere di non ricordare.                                                                                                                                                            Sono passati quindici anni dal nostro primo incontro.                                                                                                                Chi lo avrebbe detto che ti sarei rimasta fedele così a lungo, e che ti avrei cercato ancora, ancora e ancora.
E’ che sentivo la mancanza del tuo cinismo. Ne sarebbe bastato giusto un po’.

Invece.
E non provare a sostenere che sono stata io a non averlo visto.
Non provare a dirmi che non c’è nulla di più cinico di una donna che sceglie di sputtanare il suo ex, raccontando i suoi segreti più imbarazzanti negli articoli di una rubrica letta da tutti.
Non provare a convincermi che il comportamento passivo-aggressivo di Charlie sia il sintomo di una società schiacciata dalla reboante supremazia dei mezzi di comunicazione.
Forse avresti potuto evitare di cadere in questa retorica scontata.
Forse avresti dovuto attingere alla tua sagace ironia.
Forse non avresti dovuto pubblicare qualcosa che sapevi (perché Tu lo sapevi) non essere all’altezza delle aspettative dei tuoi lettori.
Nick, quello che provo per te non è un segreto per nessuno.

Siamo consapevoli entrambi che non è possibile essere sempre al top, ma un calo così improvviso… da te poi…               Resti tra noi, e mi auguro che ciò che sto per dirti non ti crei particolare imbarazzo, ma a me sto “Tutti mi danno del bastardo” mi sa tanto di un coitus interruptus.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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