Caterina. Diario di un padre nella tempesta

«Molti di voi continuano, comprensibilmente, a chiedermi notizie di Caterina. Non posso scendere in particolari, ma naturalmente si tratta di una lotta drammatica. Per questo vorrei sommessamente domandarvi un piccolo aiuto, che tuttavia è grande per Caterina e per me: pregate, pregate, pregate».

Con queste parolCaterina Soccie Antonio Socci scriveva sul suo blog alle tantissime persone che, da settembre 2009, seguono la vicenda di sua figlia Caterina. Ventiquattro anni all’epoca dei fatti, Caterina è la primogenita di Socci che, il 12 settembre 2009 e a pochi giorni dalla laurea in architettura, viene inspiegabilmente colpita da un arresto cardiaco che ferma il suo cuore per un’ora e mezza.

«La mattina di quel 12 settembre ero baldanzoso come un bambino e non sapevo che Caterina, la mia Caterina, doveva morire quella sera stessa. Era scritto che alle 21,30 sarebbe finito il mondo. Per me. Per sempre. O sarebbe cominciato un nuovo mondo. Nella sua agenda, al giorno 24 settembre, Caterina aveva scritto “LAUREA” a caratteri cubitali con disegni festosi attorno. Dopo anni di studio era il suo bel traguardo. Meritato. Che dono questi figli, tutti e tre. Che bravi e che belli. E che gioia: la nostra primogenita si laurea in Architettura… Piccola grande felicità umana».

Un lungo calvario raccontato nel libro, edito da Rizzoli, con la precisione del cronista e il cuore di un padre che, nella tempesta, non ha mai perso il proprio riferimento, quel Dio tanto amato e a cui la stessa Caterina aveva sempre cantato il suo amore. Una testimonianza che, dal letto d’ospedale, unisce migliaia di persone, credenti e non: la forza della preghiera e della speranza contagia il popolo internettiano, che attraverso il blog di Socci fa giungere la propria solidarietà, sostegno, preghiera.

«Ho scritto questo libro – sottolinea lo stesso Socci sul suo sito internet e nella prefazione per loro e per ringraziare i moltissimi che hanno pregato e pregano per Caterina. Ma oso (sfacciatamente) mendicare ancora preghiere ardenti perché restiamo nella tempesta o – almeno – siamo ancora in cammino. Un cammino lunghissimo, drammatico e pieno di pericoli e incognite. Questo libro vuole essere anche un atto di fede in Gesù, che ci esorta a pregare come se avessimo già ottenuto ciò che chiediamo. E quindi un atto di ringraziamento. Insieme vuole essere il mio ringraziamento a Dio per averci dato Caterina. Lo ringrazio di averla creata e fatta cristiana. Lo ringrazio di averla fatta così buona e bella, anche nell’anima. Lo ringrazio dello splendido popolo cristiano in cui è cresciuta e che l’ha sostenuta nella terribile prova presente».

I proventi del libro sono stati destinati a una serie di missioni di solidarietà.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*