Erri De Luca, Dio e lo scalatore Mosè

E disseLa Bibbia, il “Libro dei libri” suscita da sempre un grande interesse in Erri De Luca, che con E disse, edito da Feltrinelli, consegna ai suoi lettori l’undicesima opera di ispirazione cristiana, tratta dalla storia narrata nel libro dell’Esodo. Dopo, tra le altre, Penultime notizie circa Gesù, In nome della madre, Libro di Rut, l’Autore napoletano compone un’opera a metà tra narrativa e interpretazione che ripercorre la storia dell’avvicinamento “fisico”, tra l’uomo e Dio, della scalata di un uomo che va verso “la Voce” che lo chiama ad ascoltare e che, attraverso l’atto del dire, “fa”, crea.

La narrazione prende le mosse dopo l’uscita del popolo ebraico dall’Egitto, quando il pastore Mosè, che ha condotto il popolo di Dio fuori dalla schiavitù, sale in cima al Monte Sinai per ricevere le Tavole dei Comandamenti. La singolarità dell’interpretazione di De Luca sta anche nella ricerca dei termini usati dallo Scrittore napoletano, studioso autodidatta della lingua ebraica, che pondera bene l’uso delle parole: l’uomo che sale leggero attraverso le alture del Monte, fino a quel luogo “senza tempo”, riceve “dieci Parole”. Nel lemma parola c’è il senso della chiamata e dell’ascolto. Da non-praticante la fede, Erri De Luca fa risuonare parole che spesso emergono da echi di una memoria lenta, lontana, invitandoci a fare con la Bibbia ciò che lui stesso ha fatto in questi anni rileggendo il Testo sacro, e ciò che Mosè ha fatto con la voce di JHWH: continuare ad ascoltarla.

«L’ascolto – dice l’Autore – è una cisterna in cui si ascolta acqua di cielo, di parole scandite a gocce di sillabe. L’ascolto è un pozzo che le serba intere, da lì se ne può attingere ogni volta che ne manchi una. E a forza di estrazione la provvista non diminuisce, resta uguale».

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*