I Penguin

Penguin_BooksNel 1935, Allen Lane, direttore generale di una sconosciuta casa editoriale inglese, la “Bodley Head”, fu lo straordinario artefice di una iniziativa destinata a rivoluzionare il mondo dell’editoria : la diffusione dei paperback, (i libri in brossura tascabili).
Nacque così la Penguin Books.
Se è vero che oggi i paperback sono oggetti di uso quotidiano, non lo erano allora, soprattutto se si parlava di letteratura di un certo livello. I tascabili di fatto esistevano “ma la loro scadente fattura rispecchiava la qualità delle copertine” (come recitano le note di copertina della collana commemorativa per il settantesimo anniversario della nascita della Penguin). L’idea fu appunto quella di pubblicare romanzi di grandi scrittori al prezzo di sei penny, (a quei tempi il costo di un pacchetto di sigarette).
All’epoca, infatti, se volevi leggere l’ultimo romanzo di Ernest Hemingway o di Agatha Christie dovevi avere una tessera di una biblioteca o comprare un pesante volume rilegato. Ed entrambe le cose comportavano un cospicuo dispendio di denaro.
Strano a dirsi ma neanche Allen Lane fu molto ottimista circa la riuscita di questo progetto imprenditoriale, mentre non furono poche le personalità, anche tra le più autorevoli, che si opposero fermamente alla diffusione dei cartonati di qualità. Tra queste, perfino George Orwell, il quale affermò che “se gli altri editori avessero un minimo di buon senso dovrebbero fare fronte comune contro questa minaccia per sopprimerla”.
Ma l’idea di Lane si dimostrò ottima, in dieci mesi dalla loro prima pubblicazione ne furono vendute un milione di copie.
Da allora il mercato editoriale non è più lo stesso.

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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