L’amore secondo Teo Goldman

cartagena

«Ho amato quella ragazza lì, nel fetore della   pozzanghera, e diecimila anni prima. L’ho amata in un futuro confuso e nell’aurora primordiale del peccato originale. L’ho amata prima che i suoi preziosi geni percorressero gli intricati labirinti delle mutazioni, i viaggi verso l’ignoto, la percezione e l’estasi delle forme e dei segni. L’ho amata prima della paura e delle sue guerre incessanti, prima della sottomissione e dell’angoscia, prima del dolore contingente e della felicità insipida e del tormento di saperli innocui e inafferrabili. 

Perchè lei è un blues, uno strano e differente, e perchè senza di lei l’idea che ho di me stesso sarebbe di nuovo aria e impossibile. Senza di lei sarei un idiota, un’enfasi senza giudizio, un ragazzo della mia età senza attenuanti. Lei mi rende atemporale, denso e concettuale, rinsalda la mia passione filosofica e mi allontana dalla narrativa più prevedibile e funzionale. Senza di lei non sono che un sempliciotto che fiuta lidi lontani. 

Lei è il mio sole di mezzanotte, la carezza che invento ogni volta che la tocco, il codice indistruttibile e la morte di ogni riferimento. Lei è un tiepido e solido dondolio d’amaca. Senza di lei sono volgare, osceno e vacuo, uno dei tanti nell’atroce fila delle speranze naufragate, del melodramma e del panico. Senza di lei tutte le stelle sono false, senza di lei le creme idratanti non funzionano, senza di lei Emily Dickinson perderebbe la carica erotica che solo in lei trovo».

Efraim Medina Reyes«Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio» (2013)

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