Donna Tartt: “Dio di illusioni”

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Donna Tartt: “Dio di illusioni”, Bur, Biblioteca Univ. Rizzoli, 1992.

Torno volentieri su di un tema a me molto caro: la “Camp Novel” , facendo, però, delle necessarie precisazioni. Come ho accennato nel mio precedente intervento a proposito di “ Lucky Jim” di Kingsley Amis, si tratta di un genere letterario indefinibile, i cui confini sono tracciati solamente dal luogo: il campus universitario e quasi sempre dall’ubicazione del campus stesso : la provincia, dando così alla narrazione un carattere anonimo ed universale allo stesso tempo.
Nel secondo capitolo di questo nostro breve viaggio facciamo un salto in avanti di circa quarant’anni.

Con “Dio di illusioni” – titolo originale: “The Secret History” – inizia la carriera di una delle più grandi e meno prolifiche scrittrici americane viventi: Donna Tartt. In più di venti anni di carriera letteraria, la Tartt ha scritto soltanto tre romanzi (l’ultimo dei quali non è stato ancora tradotto in italiano). La vicenda si svolge nel solito campus universitario e vede come protagonisti cinque studenti, tutti provenienti da famiglie facoltose, viziati fino all’inverosimile e dediti ad alcol, droghe e sesso.
Hanno ancora qualcosa che li accomuna: seguono tutti il corso di greco antico di un affascinante professore che ammette alle sue lezioni non più di sei studenti ogni semestre. E da questo insegnante i nostri sono profondamente influenzati, parlano greco antico tra di loro, organizzano riti dionisiaci. Ed è durante uno di questi riti dionisiaci che viene commesso un efferato omicidio, dovuto anche agli effetti di uno sfrenato consumo di allucinogeni.

Il romanzo presenta alcune particolarità molto singolari.

La prima particolarità è quanto mai unica soprattutto se si pensa che è stato pubblicato nel 1992, quando certi espedienti nella narrazione non erano sfruttati come lo sono oggi: luogo del delitto, vittima ed assassini sono noti fin dalle prime pagine. Addirittura un critico letterario americano è arrivato a coniare un nuovo termine per definire quest’opera difficilmente classificabile altrimenti: “Romanzo giallo al contrario”.
Il racconto diventa poi di una lentezza esasperante. Si concentra soprattutto ad analizzare i motivi che hanno portato questo gruppo di giovanissimi amici a compiere un gesto così insensato e quali mezzi usare per fugare ogni dubbio sulla loro colpevolezza.
Ed ecco l’altra particolarità : il romanzo presenta uno stile antico, quasi da romanzo di fine ottocento, tanto è pieno di digressioni, dettagliate descrizioni ed improvvise accelerazioni nella narrazione. Se non fosse per il tema, per certi versi così attuale, sembrerebbe stato scritto da Edith Wharton.
La terza, non meno straordinaria, è che pur non essendo molto accessibile e molto poco fruibile, il libro vendette, nel giro di poche settimane dalla sua uscita, 750.000 copie.
Non ho mai consigliato la lettura di questo romanzo, non mi sono mai voluto prendere questa responsabilità , ma scriverne più diffusamente mi è sembrato comunque doveroso per un’opera che a me è sembrata un capolavoro.

Io intanto attendo con impazienza che l’ultimo romanzo di Donna Tartt, “The Goldfinch”, sia tradotto in italiano.

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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