Il mellone, la nonna, l’amore

Lacombe«Come si fa a riconoscere l’amore vero, nonna ?».

«Ah… na lastima… na fevre… na scossa ‘ntu cori… » sospirò Teresa, e dopo una pausa proseguì: «Gli uomini sono come i melloni rossi». Lo diceva con due l e una o strascinata, perché dalle sue parti non si distingue tra anguria e melone, ma tramellone bianco e mellone rosso.

«Cioè? Ma non ci riesci a darmi una risposta senza parlare di cose da mangiare?».

Signorina, io so parlare accussì… » fece la nonna fingendosi offesa.

«E quindi, dai, spiega!».

«Quando tu compri un mellone non sai se è buono, vedi solo la scorza verde e le dimensioni. Ma ci sono due modi per sapere se è buono».

«Quali?».

«Prima ci tuppulii sopra».

«Che fai?».

«Ci bussi. E se fa un suono bello pieno e compatto, allora vuol dire che non è spugnoso, che è la cosa peggiore».

«E il secondo modo?».

«Poi devi praticare un buco ed estrarre un pezzo che dalla scorza arriva fino al cuore del melone e assaggiarlo. Questo serve a vedere se è dolce, perché dopo un mellone spugnoso non c’è niente di peggio che un mellone senza sapore. Ti ci puoi solo lavare la faccia con quello o ci puoi fare il gelo… ».

«Il gelo?».

«Si, una specie di budino al mellone».

«E che c’entra con l’amore?».

«Come che ci trasi? Prima devi vedere se una persona c’ave a testa. Ci tuppulii e vedi se è piena. Se c’ave a testa spugnosa, lassa pirdiri. Poi devi vedere se c’ave u core.Devi fare un buco che dalla scorza, che può essere pure bellissima ma non basta, arriva fino al cuore, per capire se è dolce fino in fondo. Troppi ce n’è di scorza buona e cuore senza sapore o addirittura marcio… ».

Alessandro D’Avenia – Cose che nessuno saA. Mondadori

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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