L’acqua

“Sulla mano mi è caduta una goccia di pioggia, attinta dal Gange e dal Nilo, dalla brina ascesa in cielo sui baffi d’una foca, dalle brocche rotte nelle città di Ys e Tiro. Sul mio dito indice il mar Caspio è un mare aperto, e il Pacifico affluisce docile nella Rudawa, la stessa che svolazzava come nuveletta su Parigi nell’anno settecentosessantaquattro il sette maggio alle tre del mattino. Non bastano le bocche per pronunciare tutti i tuoi fuggevoli nomi, acqua. Dovrei darti un nome in tutte le lingue pronunciando tutte le vocali insieme e al tempo stesso tacere – per il lago che non è riuscito ad avere un nome e non esiste in terra – come in cielo non esiste la stella che si rifletta in esso. Qualcuno annegava, qualcuno ti invocava morendo. E’ accaduto tanto tempo fa, ed è accaduto ieri. Spegnevi case in fiamme, trascinavi via case come alberi, foreste come città. Eri in battisteri e in vasche cortigiane. Nei baci, nei sudari. A scavar pietre, a nutrire arcobaleni. Nel sudore e nella rigiada di piramidi e lillà. Quanto è leggero tutto questo in goccia di pioggia. Con che delicatezza il mondo mi tocca. Qualunque cosa ogniqualvolta sia accaduta, è scritta sull’acqua di babele.”

Wislawa Szymborska

Mi capita di osservare il mondo attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica, ma alcuni degli istanti più belli li ho immortalati con la fotocamera del cellulare. Le immagini, così come le parole, riescono a raccontare la bellezza e la malinconia della vita, e tra una foto e l’altra provo a sedare le giornaliere, e troppo poco spesso amene inquietudini, lasciandomi coccolare dal mio gatto Macs. Una donna fusa stregata dalle fusa, che ama perdersi tra le pagine di un libro.

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