Matilde

“Non è carino che i genitori trattino dei figli comuni come croste o calli, ma è ancora peggio se il bambino in questione è fuori dal comune, ossia geniale e sensibile. E Matilde era entrambe le cose. Soprattutto, possedeva una mente così brillante e vivace, e imparava  così in fretta, che le sue capacità avrebbero dovuto risultare evidenti anche per i genitori più tonti. Il signor e la signora Dalverme, però,  erano così idioti e così chiusi nelle loro piccole, meschine abitudini, da non accorgersi che la bambina era assolutamente eccezionale. Anzi, se si fosse trascinata a casa con una gamba rotta, è probabile che non se ne sarebbero accorti.
Michele, il fratello di Matilde, era un ragazzo perfettamente normale, ma a veder lei vi sarebbero schizzati gli occhi alle orbite. A diciotto mesi parlava correntemente e conosceva altrettante parole della maggior parte degli adulti. Ma i suoi genitori, invece di lodarla,  le dicevano che era una fastidiosa chiaccherona e aggiunsero seccamente che le brave bambine non dovrebbero farsi né vedere né sentire.
A tre anni, Matilde aveva imparato a leggere da sola, grazie ai giornali e alle riviste sparsi per casa. A quattro anni leggeva speditamente e cominciava ad avere una gran voglia di libri perché, in quella casa geniale, di libro ce n’era uno solo, intitolato Cucinare è facile, che apparteneva a sua madre.”

Roald Dahl.
Matilde.

Fotografia di Emanuela Ciliento, Enfants à Paris.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*