E chi non vorrebbe un futurometro?

cover_cosa_vuoi Cosa accadrebbe se un inventore un po’strano, di sicuro genio incompreso, inventasse una macchina che ci legge dentro e ci assegna un posto nel mondo? Se lo sono chiesti Ivan Baio ed Angelo Orlando Meloni che, con quattro mani e due cervelli (e che cervelli!), hanno dato vita ad un libro esilarante e al tempo stesso drammaticamente serio: Cosa vuoi fare da grande, edito da Del Vecchio Editore.

“Guido Pennisi e Gianni Serra sono due bambini strani; nessuno sembra accorgersi di loro nella Scuola elementare Attilio Regolo di Milano. Figuriamoci il giorno più atteso dell’anno, il giorno in cui l’anonimo istituto si prepara ad accogliere il più famoso e ricco inventore del mondo, colui che ha dato alla luce il “futurometro”, una macchina destinata a cambiare il futuro dei ragazzi e il sistema dell’istruzione italiana. È tutto pronto nella palestra: festoni appesi, mamme in ghingheri, autorità tirate a lucido. Un’Italia da sempre provinciale è accalcata in quello stanzone, un Paese di adulti mancati pronti a lavarsi le mani del futuro dei loro pargoli con la benedizione della tecnica. La sfida finale alle fantasie infantili è cominciata, ma, forse, gli adulti non hanno fatto i conti con i terribili gemelli Smargotti della terza F.”

Noi abbiamo fatto qualche domanda al simpaticissimo Angelo per farci un po’ i fatti suoi…

Angelo, com’è iniziata la collaborazione con Ivan Baio?
Ci conosciamo da tempo. Per alcune cose l’abbiamo sempre pensata allo stesso modo. Film, libri, fumetti. Un secolo fa circa abbiamo anche girato un discutibilissimo cortometraggio casalingo cyber-splatter. Per fortuna è stato cancellato da quest’universo, ma una scena divertente c’era, con tanto di effetti speciali. Dio del cinema, abbi pietà. Quello che voglio dire è questo: un romanzo a quattro mani presenta difficoltà, ma per noi scrivere Cosa vuoi fare da grande è stato più facile di quanto lo sarebbe stato, per esempio, per Romano Prodi e Silvio Berlusconi o per Dieguito e O Rey o per Antonio Pascale e Franco Battiato.

I due bambini del libro, Guido Pennisi e Gianni Serra, sono descritti troppo bene per essere interamente personaggi di fantasia. Esistono in qualche modo relazioni tra voi due scrittori ed i vostri personaggi?
Se ammettessi che, in parte, Gianni e Guido potrebbero essere stati plasmati su forme di vita basate sul carbonio farei eccitare i pasdaran dell’autofiction. Non ho niente contro l’autofiction e neanche contro le macchine con il cambio automatico, ma questo romanzo non è autofiction, non-fiction, traum-fiction. Questo è un libro d’avanguardia, ragazzi, con un inizio e una fine. Un ufo.

Tu sei riuscito in una cosa, a mio avviso, straordinaria: hai raccontato la (molto) precaria situazione italiana con una grande metafora, strappandomi spesso un sorriso durante la lettura. Da dove viene l’idea di un futurometro?
Intanto ti ringrazio per l’aggettivo “straordinario”. Troppo buona. Il futurometro è figlio dell’immaginario collettivo. A un certo punto è spuntato. Era lì, davanti a noi, bianco, con le sue lucine intermittenti. Senza dubbio la “condensazione” delle gran balle che ci siamo dovuti sorbire in questi anni nei quali tutti noi abbiamo visto e subìto la distruzione della classe media. E con il sorriso sulle labbra, per giunta. Mi viene da dire, come si usava un tempo: “no future”!

Futurometro a parte, come la vedi questa situazione italiana?
Solo un idiota la vedrebbe bene. Ma penso pure a come la doveva vedere un sopravvissuto delle pestilenze che accompagnarono la devastante guerra di riconquista imperiale voluta da quel cervellone dell’imperatore Giustiniano, nel sesto secolo dopo Cristo. Voglio dire, mancavano solo gli zombi. Una vera apocalisse. Eppure la faccenda è andata avanti lo stesso. In qualche maniera usciremo dal tunnel, ma molti ne usciranno con le ossa rotte. La mia generazione, per esempio, è stata sacrificata agli dei. Sacrificata sul serio, non è una metafora.

Salutaci come farebbe Volkan, il simpatico inventore del futurometro!
Volkan direbbe: “italiani, ma state dicendo davvero?”, e poi si sparerebbe un sorso di elisir golden water a 24 carati.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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