Le Termopili secondo Leo Ortolani

Dissacrante, divertente, a tratti surreale. “299+1” di Leo Ortolani -ed. Panini Comics, 8 euro- è tutto questo e molto altro. Forse l’unico aggettivo che299 non può essere usato per descrivere il lungo racconto a fumetti di Ortolani è antieroico. Eppure, almeno in apparenza, è questa la prima definizione che si sarebbe portati ad utilizzare.  Dire che “299+1” sia la parodia della graphic novel di Frank Miller “300” è nel contempo troppo evidente e troppo banale. Certo, il tono è ben diverso da quello dell’autore americano, tuttavia chi immagina che il fumetto di Ortolani sia meno “epico” sbaglia di grosso.

La Sparta in cui si muove Skrotos, l’improbabile protagonista del racconto, è parte integrante di quel mondo assurdo ed ironico in cui sono ambientate le avventure di Rat Man, la scimmia con orecchie da topo protagonista della serie a fumetti e delle parodie immaginate da Ortolani. Non stupisce, così, che all’orgogliosa domanda di re Leonida ai suoi guerrieri: “Spartani, qual è il vostro mestiere?” il gracile Skrotos risponda orgoglioso: “Lo sciampista!”. Replicando poi allo sguardo perplesso del sovrano spartano con un disarmante: “”E’ solo un’occupazione temporanea”. Eppure il gracile Skrotos è in un tutto e per tutto spartano, anche se non immune alle tentazioni: la visione si una “tetta” di un’ancella di Serse rischia di far vacillare la sua dedizione a Leonida ed alla polis.

Seppur costellato di freddure e riletture paradossali della storia spartana, indimenticabile la scena che mostra gli anziani della città intenti a provare tiri ad effetto con i neonati deformi dalla rupe, “299+1” alla fine si rivela essere proprio quello che in apparenza non sembrerebbe: un racconto epico ed eroico. Eroico perché alla fine il debole ed ingenuo Skrotos, incapace persino di reggere il peso dello scudo da oplita, dimostrerà che per restare fedeli all’ethos della propria comunità ed ai principi su cui essa si fonda non è indispensabile essere forte come un Ercole. Anzi. Tornando sul campo di battaglia dopo essere stato allontanato dai suoi perché giudicato non in grado di affrontare i persiani e, soprattutto, difendendo fino alla morte il corpo del suo re, Skrotos dimostrerà con il suo comportamento che l’eroismo non è questione di muscoli, bensì di cuore. E cosa c’è di più eroico dell’accettare consapevolmente un combattimento impari e dall’esito scontato solo perché si ha la consapevolezza che il proprio posto, in quel preciso momento, è lì, e solo lì?

E se qualcuno ancora non fosse convinto del tono epico del racconto, forse ancor più epico dell’originale 300 in cui i protagonisti appaiono più semidei che uomini reali, basti citare l’ultimo dialogo dell’albo tra Leonida e Skrotos (attenti “brucio” il finale!!!):

-Perché mi hai seguito, Skrotos?

– Volevo aiutarti

Leonida sospira. Ma si capisce che è contento, quel Kretone! Poi dà l’ordine che tutti stiamo aspettando.

– Spartani! In marcia!

Per l’onore …

Per la gloria … marciamo.

In 300 … marciamo.

Nessuno resta indietro.

Il gracile Skrotos, insomma, come metafora di quei “piccoli” eroi quotidiani in cui, per fortuna, ancora oggi ci si imbatte. Perché è sempre tempo d’eroi. Anche se al giorno d’oggi è “poco elegante” dirlo. O tempora o mores!

Franz Ferdinand scripsit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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