Nella mia stanza

“Riempio questa stanza con l’eco di mille voci

Che qui passarono del tempo

Voci sprigionate dalla vernice azzurra ormai secca

Il sole arriva ed invade questa stanza vuota

Che chiamo la mia stanza

La mia stanza ha accolto molte estati

Aperta al sorriso e alle lacrime

Può riempirsi ora della tua risata

Ogni parola un raggio di sole

Che sfreccia nella luce

Questa è la canzone della Mia Stanza.”

Derek Jarman – Chroma

Sono nato dall'affluenza di diverse correnti acquatiche, da fiumi freddi provenienti dal Nord e dall'Est europeo, discesi e riversati in pozzanghere calde e stantie del centro Italia. Ho provato a radicare invano ma ovunque passassi dal mio fusto germogliavano vecchie spine, troppo ingombranti ed appuntite per muoversi dolcemente su terreni vergini. Ho cercato di restituire decoro al telo bianco, caricandolo di colori di luce, ritrovandomi poi in sella a fragili parole di burro. Sono spesso inciampato in bicchieri di vino rosso leggendo libri coraggiosi, stemperando la mia curiosità in pagine nascoste al sole. Ho provato a capire l'incedere del mare dimenticandomi che avrei potuto capirlo solo se avessi ascoltato quell'unico avviso, un regalo silente proveniente dal basso come un ammonimento per corsari: "Purché tu sappia che la superficie del mare non è il mare" (S.Agosti).

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