Bridget Jones. Una fetecchia di romanzo

Domenica 16 Febbraio 2014

Pagine lette: 466; libri letti della stessa serie: 2; caffè bevuti nella ultima mezz’ora: 2; canzoni ascoltate prima di iniziare a scrivere: 4; ore trascorse ad immaginare di essere altrove: non pervenute.

In questo post c’è uno *SPOILER*. In realtà non è un vero e proprio spoiler… chiunque abbia sentito parlare, anche solo alla lontana, del terzo volume della saga a firma di Helen Fielding dedicata al personaggio di Bridget Jones (“Un amore di ragazzo” edito da Rizzoli) saprà che uno dei personaggi è morto.

Io non dirò il suo nome. In parte perché sono nemica dello spoiler, in parte perché mi si stringe il cuore. Io ho amato tantissimo questo personaggio, e sebbene sia una estimatrice dei finali aperti, per una volta avevo apprezzato che il precedente libro (Che pasticcio Bridget Jones) si fosse chiuso con un happy-end.

Premesso questo…

Ho letto il primo volume della serie, Il diario di Bridget Jones, intorno ai diciotto anni, un’età in cui era facile riconoscersi nelle insicurezze di una donna imperfetta alla ricerca dell’amore. Ho amato questo libro ed il film che ne hanno tratto. Leggendo il racconto delle vicissitudini di Bridget, ma soprattutto delle sue molteplici e continue figure di m***a, sembrava che raggiungere i trent’anni significasse farsi carico di un fardello insostenibile.  A quanto pare, di questo stesso fardello la strampalata Bridget non è riuscita a liberarsi nemmeno vestendo i panni di una milf con due figli da crescere. La ritroviamo donna matura (almeno nell’età) alle prese con un fidanzato trentenne, i soliti problemi di cuore, le ridondanti insicurezze, e alla scoperta di Twitter, moderno strumento per imbastire relazioni umane.

Oggi, alla veneranda età di 33 anni (26 all’occorrenza), non riesco a ritrovarmi in alcuna delle sfumature di questo personaggio. Sarà che mi sono “rassegnata” alla pesantezza del mio sedere, o che crescendo ho imparato a convivere con i miei difetti, ma credo che diffondere l’idea di un modello di donna ostaggio della propria emotività e delle proprie insicurezze sia sessista e limitante.

Se avete amato la “vecchia” Bridget Jones non comprate questo libro. E’ un romanzo che strizza l’occhio ai più patetici luoghi comuni della nostra contemporaneità.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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