Il testamento Disney

“A ripensarci non eravamo tanto importanti, e nemmeno tanto uniti, noi del Club Pitagorico. In fondo eravamo frivoli come i Surrealisti, fortunati ma per sbaglio come i Secret Seven, bambinoni come la Società dello Stucco, ma molto, molto più sfigati. E poi anche se in parte ci conoscevamo fin da piccoli non eravamo come altri gruppi di amici che si muovono insieme nel vento come nuvole passive, non reagivamo al magnetismo del mondo come le zampette sincronizzate di un’unica rana. A tenerci insieme era un’accozzaglia di teorie che poi a pensarci bene non prendevamo nemmeno tanto sul serio (la futura inevitabile sostituzione di qualsiasi passione spontanea da parte della musica; il culto delle coincidenze; la tropicalizzazione del Mediterraneo; l’impressione che gli X-Files avessero sempre ragione) e – soprattutto – la consapevolezza di vivere in una stuntown.”

Che cos’è una stuntown? È una città controfigura, adatta per scene movimentate… stuntman/stuntown! In questo caso, e in questo libro, la stuntown è Genova con i suoi vicoli ed il suo mare, dove “tira a campare” una combriccola di amici davvero singolare.

“A Genova, nei primi anni Duemila – o forse gli ultimi Novanta – vivacchia un gruppo di amici prossimi alla “trentennificazione”: il compimento del trentesimo anno, presagito come un’apocalisse. Si tratta in realtà di un vero e proprio Club, i cui membri s’immaginano in un mondo di finzione e si sono dati nomignoli disneyani: Età Beta, Gastone, Paperetta, Pluto. Protagonista del libro è il loro sodale Paperoga, la cui storia fatta di lavoretti saltuari, di un padre scomparso in mare e di una madre-medium professionista viene turbata dalla riapparizione, dopo tanto tempo, di Anna-Zenobia, che lui ha amato e continua ad amare forsennatamente. Scomparsa nel nulla anni prima, mai creduta davvero morta da Paperoga, Zenobia sbuca dai caruggi, viene avvistata nei panni di una zingara che ruba i bambini o intravista in brevi inquadrature di filmetti di serie C… Il testamento Disney è in parte la storia della ricerca di Anna da parte di Paperoga e i suoi amici, in un proliferare di vicende che sfidano ogni certezza, incrinano la stessa realtà, perché Anna è della sostanza di cui sono fatti i sogni e come tale guizza e riluce ovunque, e ovunque è assente.”

Il testamento Disney è il libro postumo di un eclettico scrittore, nonché virtuoso studioso, che ci ha lasciato troppo presto: Paolo Zanotti. Questo splendido romanzo, chissà per quale arcano motivo, andò incontro a molti rifiuti; dopo la prematura morte dell’autore, la casa editrice Ponte alle Grazie decide di pubblicarlo, e di questo noi gliene rendiamo grazie.

Dico subito che è un romanzo alquanto inclassificabile per via della sua natura fortemente visionaria, dove sogni, leggende metropolitane, realtà, ipotesi verificabili e non, si fondono e danno vita a situazioni talmente paradossali da risultare vere; perché in fondo, non è la realtà più incredibile e spietata di qualsiasi leggenda?

La prosa è straordinariamente ricca e mutevole, si va dalla classicità, quando l’autore getta dolcemente lo sguardo sulle cose, alle onomatopee classiche dei fumetti.

Il testamento Disney è una riflessione sul modo in cui le storie, danno forma alle nostre vite; è un racconto sull’inarrestabile passare del tempo; ma soprattutto è una dichiarazione d’amore a tutto ciò che davvero conta: l’amicizia, l’immaginazione e la vita, anche quando sembra così dura da sembrare inverosimile.

 

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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