La parte divertente.

La parte divertente” di Sam Lipsyte, minimum fax, 2014. Trad. Anna Mioni.

Tossici che cercano di sbarcare il lunario vendendo ad un editore di libri per ragazzi un’improbabile biografia di uno dei pugili più famosi della storia: “Marvelous” Marvin Hagler.
O ex-tossici che, durante un ennesimo tentativo di liberarsi della dipendenza, si innamorano della persona sbagliata.

Un perfetto buono a nulla che si inventa, o piuttosto si reinventa, balia per facoltose neo-mamme.

Sono questi i personaggi che popolano la raccolta di racconti “La parte divertente” di Sam Lipsyte.

Lipsyte non ricorre a mirabolanti esercizi di stile di un D.F. Wallace o di un George Saunders, la sua è una scrittura più convenzionale, quello che stupisce è la sua fervida immaginazione.

I personaggi sono spesso guidati nella loro vita quotidiana da un punto di vista assurdo. Tutti impegnati in una lotta per la sopravvivenza che li conduce ad un finale tragicomico, mortificante e banale. Ma non si può fare a meno di ridere e di sorridere leggendo le loro storie che sono divertenti ed intrise di umorismo nero.

Come lo stesso Lipsyte afferma in una sua intervista a proposito della sua visione del mondo: “… sono uomini che sono slegati dal loro mondo, con una vita disastrosa, che spesso fanno cose dettate da scelte inappropriate, fatte nel momento meno opportuno e che li conducono ad un’inevitabile fallimento”.

I personaggi delle 13 storie di “La parte divertente” sembrano tutti la parodia del genere umano che potrebbero o dovrebbero rappresentare e, allo stesso tempo, la loro quintessenza. Ma sono anche unici, dal momento che l’autore riesce magistralmente ad identificarsi in un personaggio ed allo stesso tempo osservarlo dal di fuori.

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

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