che sia cancellato il suo nome

(…) Se Mila cercava timidamente di ricordarle che i libri erano proibiti, lei ribatteva che il libero arbitrio era considerato un diritto anche nel giudaismo: il libero arbitrio di Atara voleva leggere libri.

Leah Bloch rassicurò Mila: quei libri trattavano di argomenti piacevoli, ma non di questioni serie. Quando cediamo a un desiderio proibito, la disperazione s’insinua dentro di noi, poi il vuoto ci assale. Il mondo secolare era pieno di malattie mentali. Atara si sarebbe sentita depressa e sola, e Mila sarebbe stata al suo fianco per salvarla”.

Quando Atara decide di rispondere al richiamo del libero arbitrio piuttosto che alla legge dei Padri, lo fa con lo spirito di chi si trova dinnanzi ad una strada a senso unico, ed è consapevole che non potrà più voltarsi indietro. Chiunque avrebbe potuto cedere alle seduzioni del fermento culturale parigino, ma non la figlia del rabbino Zalman.

Fallirai in ogni tua impresa

Cadrai sempre più in basso

Vagherai per il mondo senza mai trovare una casa

Questa l’antica maledizione che accompagna la sua fuga, ma che tormenterà anche l’esistenza di chi è rimasto.

Anouk Markovits, autrice del romanzo Che sia cancellato il suo nome, edito da Mondadori, si addentra tra i dogmi della cultura hassidica, e lo fa con la consapevolezza di chi all’età di diciannove anni ha abbandonato la comunità ultraortodossa in cui è cresciuta pur di sfuggire ad un matrimonio combinato.

Che sia cancellato il suo nome però, non è solo una saga familiare, ma è soprattutto la storia di un popolo, quello ebraico, e il racconto di una fede che spesso sembra cieca di fronte alle atrocità che lo martorizzano.

Insieme ad Atara ci interroghiamo sulle incongruenze dell’olocausto, sul concetto di disobbedienza, sul disonore; con Mila, invece, seguiamo gli insegnamenti dei testi sacri e ci chiediamo perché quel Dio che dovrebbe essere misericordioso sembra non ascoltare le nostre preghiere.

Anouk Markovits in questo romanzo non si limita a descrivere le incongruenze di una comunità, ma dell’intero genere umano. La purezza di un cuore non si misura con la preghiera, l’assenza di rimorsi o l’autoflagellazione, ma vive nella capacità di assecondare i propri desideri senza recare danno ad altri.

Terminata la lettura, l’unica libertà tangibile sembra essere quella dello spirito.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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