Italia, ovvero quando la normalità è una chimera

Un tentativo di mettere a fuoco le origini dell’anomalia italiana, di quel difetto di fabbrica per cui nel Belpaese ogni crisi congiunturale rischia di trasformarsi in crisi di sistema, con effetti potenzialmente devastanti. Un’anomalia che fa dell’Italia un unicum, negativo, tra le nazioni dell’Europa occidentale. E non solo. Questo il filo conduttore che lega tra loro due libri per il resto ben diversi, per impostazione, stile, epoca storica su cui si concentra la riflessione degli autori.

Massimo Viglione con “1861 Le due Italie” – Ed. Ares, 20 euro- e il duo Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano con “Una Repubblica senza Patria” –Ed. Mondadori, 19 euro- dipanano la trama dei loro lavori partendo da punti ben diversi tra loro e con riferimenti culturali, ed in senso lato politici, differenti, tuttavia arrivano a proporre al lettore una chiave interpretativa della realtà italiana e dei suoi malanni assolutamente convergente. L’Italia non è un Paese “normale” perché nata male, tanto il Regno sabaudo che la Repubblica antifascista.

Come è evidente fin dal titolo è Viglione che concentra la propria attenzione sul periodo risorgimentale, individuando nel ventennio tra il 1850 ed il 1870 le radici dei problemi che travaglieranno lo stato unitario. Con una serrata critica alle figure principali del processo unitario l’autore demolisce sistematicamente, sempre con precisi riferimenti documentali, personaggi come Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II ed altri protagonisti della vicenda risorgimentale. Evidente e mai celata l’impostazione “reazionaria” del pensiero dell’autore, elemento che tuttavia non inficia assolutamente la validità del suo ragionamento. Tesi centrale di Viglione è quella secondo cui bisogna distinguere bene tra la nazione italiana, “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor” per dirla con Manzoni, e lo stato unitario, la prima realtà viva ed esistente da secoli, l’altro costruito con la violenza e l’inganno proprio rinnegando l’essenza profonda della coscienza italiana. Nasce da qui, per Viglione, quella dicotomia tra Italia reale e Italia legale di cui tanto si discute ancora oggi. E che tanti danni ha provocato e provoca nella vita nazionale.

Si concentrano sulla storia repubblicana, invece, Feltri e Sangiuliano, mettendo in luce aspetti delle vicende italiche spesso taciuti o sottovalutati. In particolare gli autori evidenziano il ruolo chiave giocato dal Pci, di stretta osservanza sovietica, nel processo di costruzione della Repubblica. Oltre alle vicende interne del partito di Togliatti, con “problemi” regolati spesso in maniera decisamente radicale. In particolare gli autori evidenziano come per molti anni dopo la fine della guerra il Pci, o buona parte dei suoi dirigenti e militanti, continuò a coltivare il sogno della conquista rivoluzionaria del potere, idea alimentata in maniera ben concreta con il mantenimento di un apparato militare clandestino di provata efficienza. Nel lungo viaggio nella storia della Repubblica c’è ampio spazio per le contraddizioni interne alla Dc, partito dalle tante anime e dai mille volti, come per la lunga marcia dei socialisti italiani verso il governo. Un particolare interesse riveste il capitolo dedicato ai primati conquistati dall’industria italiana tra il dopoguerra ed i primi anni ’60, primati su cui si costruì il boom economico. Pare difficile, a leggere oggi dati e cifre, che si parli dello stesso Paese. Il viaggio di Feltri e Sangiuliano si ferma ad ieri, con gli ultimi capitoli dedicati alla nascita del fenomeno Lega, la risposta del Nord ad uno stato che funziona poco e male per Feltri, ed alla comparsa sulla scena politica di Silvio Berlusconi. Argomenti ancora d’attualità per essere considerati storia, eppure indispensabili per chiudere idealmente il cerchio della storia della Repubblica. Il quadro che emerge dalla narrazione di Feltri e Sangiuliano è, fin dal titolo del libro, simile a quello tracciato da Viglione: l’Italia è uno Stato, ma non una Patria. Con tutte le conseguenze che ne derivano.

Due libri da leggere, anche solo per provare a sviluppare un’analisi della situazione italiana e delle sue cause diversa da quella dei tre autori.

 Franz Ferdinand scrispit

Un errore della Storia. Questo è Franz Ferdinand. Nato in riva al mare, ma amante delle solitudini alpine; aristocratico in un mondo disegnato su misura per le incolte plebi; accumulatore (e lettore!) di carta stampata fra miriadi di "lettori" di sms e pdf. Dall'innaturale connubio tra locus (terronico) ed animus (asburgico) nasce il monstrum Franz Ferdinand. "Attendere l'Apocalisse in compagnia di un libro e di una tazza di caffé"

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