Il fachiro nell’armadio Ikea

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La prima parola che pronunciò l’indiano Ajatashatru Lavash Patel arrivando in Francia fu una parola svedese. Ikea.

Il libro d’esordio di Romain Puértolas è davvero divertente, il classico romanzo da ombrellone, che parla proprio de “L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea“.

“Ajatashatru Lavash Patel, un indiano di professione fachiro che vive di espedienti e trucchi da quattro soldi, si sveglia un mattino e decide che è giunto il momento di comprare un nuovo letto di chiodi. Apre il giornale e trova una promozione davvero vantaggiosa: un letto di chiodi (ben 15 000 per l’esattezza) in offerta a 99,99 euro. Un prezzo incredibilmente conveniente, specie se si ha l’intenzione di pagarlo con una banconota falsa. Il mobile è firmato Ikea e si trova soltanto nei punti vendita di Parigi. Ajatashatru si agghinda per l’occasione indossando uno sgargiante abito di seta lucida (con cravatta), mette il suo turbante migliore e parte con destinazione Parigi – Charles de Gaulle. All’aeroporto sale su un taxi guidato dallo scaltro gitano Gustave che tenta di truffarlo, per restare però a sua volta truffato, e arriva all’Ikea. Incantato dalla sapienza espositiva del megastore svedese, e dalla magia infinita delle sue porte scorrevoli, Ajatashatru decide di prendersela comoda e trascorrere la notte a curiosare, ma l’arrivo di una squadra di commessi lo costringe a nascondersi dentro un armadio.” 

Ed è qui che inizia l’avventura, partendo da Parigi in un armadio Ikea, il fachiro arriva a Londra, poi a Barcellona e Roma, per poi arrivare in Libano, e chiudere il cerchio ritornando a Parigi, dove l’aspetta l’amore. In questo viaggio totalmente inaspettato, Ajatashatru ne combinerà di tutti i colori,  ed il suo nome verrà storpiato in mille modi diversi: Ganascia-da-gru, Accasciati-Artù, Attaccala-giù-la-gru, Già-ti-struscia, e così via, perché in fondo… a chi interessa pronunciare bene il nome di un misero indiano?

Ma Ajatashatru resta impressionato dalle persone che, pur senza conoscerlo, decidono di credere in lui, ed è qui che comincia la sua redenzione: da fachiro imbroglione a persona onesta.

Il risvolto tragico de Il viaggio del fachiro che restò chiuso in armadio Ikea è proprio quello dalla condizione di immigrato. I viaggi disumani nei camion o nelle stive delle navi, la perdita della dignità, la speranza di essere accettati, gli sguardi torvi, la speranza in un lavoro onesto, e a volte, dove c’è la guerra, anche la morte.

Sarebbe bello se le pagine della vita di ogni immigrato avessero un lieto fine, come quelle del fachiro Ajatashatru.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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