Twilight: apologia di una non-realtà

Mentre guardo il foglio word bianco e metto un primo titolo a questa recensione (o sarebbe meglio parlare di una mia personale opinione della saga di Twilight, scritto da Stephanie Meyer, edito da Fazi Editore), penso a un paio di persone ma non solo: Zia Sam, che diverse volte cita la “saga dei vampiri” e mi fa morire dal ridere (vuòimi ancora bene!); acuto.org e le rivistazioni dei cinque film usciti nelle sale cinematografiche; Ilario che, quando il 30 marzo del 2009 mi fece regalo dell’ultimo libro della quadrilogia, scrisse queste testuali parole: «E con questo firmo il mio personalissimo attentato alla tua laurea!».

Premessa: mi piace leggere Twilight. Ho letto Twilight (e per Twilight intendo tutta la saga) più volte – non vi dico il numero preciso. Io difendo Twilight.Twilight saga

Sì. Perché se poco poco avete avuto qualche relazione sentimentale capirete che ho ragione. E va bene che i libri sono un mondo meraviglioso in cui rifugiarsi, in cui tutto quello che leggiamo prende le forme, i colori, gli odori che più si accordano alla nostra sensibilità, alla nostra mente e al nostro cuore, ma questo libro è irreale. È assurdo. È anche scontato per certi aspetti. Ma mi piace proprio per questo e mi porta a fare delle considerazioni su quella realtà da cui si discosta totalmente.

I protagonisti sono tre – la ragazza, il vampiro, il licantropo – attorno a cui ruotano le diverse storie. Ora, questi libri li leggono le adolescenti e io son ben lontana dalla fase brufolare, ma questa storia che si dipana attraverso quattro libri-mattone, tra vicende irreali e notevoli vuommechi, mi interroga.

Possibile che un personaggio inventato e che, per antonomasia, è senza sangue, senza calore, immobile nelle sue emozioni, freddo in tutto e per tutto, possa provare ed essere causa e motivo di emozioni che un normale bipede evoluto invece non sa-non riesce-non può-non vuole provare-causare?

Chi ha avuto un incontro ravvicinato del primo tipo con il “Dexter” di turno (cit. Zia Sam) sa che a volte è meglio provare a vedere cosa accade nel mondo irreale, perché la realtà di tutti i giorni ha sangue ma ti dissangua, ha calore ma ti raffredda. Anzi, ghiaccia cuore ed emozioni.

Ora la protagonista, che con molta fantasia si chiama Bella, è un po’ disadattata, asociale, amante dei libri (e per questo a tratti ancora più disadattata), poco incline a stare in mezzo alla gente. Ma tiene il suo personalissimo mostro-meno-mostro-dei-bipedi-umanoidi.

 

«Poteva un cuore morto, ghiacciato, battere ancora? Sembrava che il mio stesse per farlo». Solo un finto-mostro può dirlo.

Ecco: per questo amo Twilight.

 

PS. Dopo l’ennesimo incontro ravvicinato del primo tipo, ho ricominciato a leggere Twilight.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

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