Secret Ninja

Scappare.

Questo è il pensiero che attraversa la mente di Jens Jansen, brand manager della Helm Tech, un’azienda che produce caschi per biciclette.

Scappare.

Da un lavoro ingombrante, da una vita insoddisfacente, dalle responsabilità di ogni giorno.

Chi, almeno una volta nella vita, non ha pensato di oltrepassare la porta di casa e sparire?

Fanculo tutto! Fanculo tutti!

Jens Jansen però, decide di sparire in un modo anomalo, nascondendosi nel proprio ufficio. Ed è in quel momento che ha inizio una nuova vita, ancora più surreale di quella che aveva deciso di abbandonare. Perché è nel silenzio del suo nascondiglio che Jens Jansen inizia a guardare il mondo che lo circonda con occhi diversi, ad “ascoltare” chi ha condiviso ogni giorno il suo stesso spazio vitale.

Jens Jansen è il personaggio delineato da Lars Berge nel suo romanzo d’esordio, Ninja in ufficio, edito da Bompiani.

Sulla copertina un piccolo strillo recita “RIDERETE DA MATTI!”, ed effettivamente l’ironia di Berge ti disegna un sorriso sulla bocca, ma di quelli amari.

Lars Berge si fa interprete di uno dei peggiori mali del nostro tempo: la perdita della propria identità.

Fagocitati dal lavoro, dallo stress, dal continuo tic tac che scandisce le nostre giornate, stretti nella morsa della competizione, della sopravvivenza, del dover dimostrare a tutti i costi quanto valiamo, dimentichiamo ciò che siamo e quali sono i nostri bisogni reali.

Attraverso la storia di Jens, Lars Berge non fa altro che puntare i riflettori sul disagio, sulla frustrazione, su quel desiderio di fuga che profuma di libertà e che ci accomuna più o meno tutti.

Non so se questo libro mi è piaciuto oppure no, come non so se è davvero necessario scappare dalla propria vita per riuscire ad essere felici.

Forse dovremmo solo evitare di essere sopraffatti da un inutile vagabondare emotivo, guardare le nostre vite per quello che sono e ricominciare a scegliere, evitando che siano gli eventi a farlo per noi.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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