Dimentica il mio nome

Dimentica il mio nome, l’ultima fatica di Zerocalcare, segna una sorta di punto di svolta.

Zero è cresciuto. Si ritrova in quel momento in cui devi scegliere se crescere, o girare le spalle; e questo momento, quasi sempre coincide con il dolore. Nel caso di Zero, parte da qui:

dimentica il mio nome

Il fatto è che, quando viene a mancare qualcuno di davvero importante, si creano dei vuoti, dei tremendi buchi neri dell’anima, che non sai come riempire. Magari, alzare il volume di un pezzo può aiutare a non sentire le mille crepe, a non sentire l’anima che va in pezzi, ma, prima o poi, o affronti e rattoppi come puoi, e cresci, o giri le spalle e ti lasci marcire nel rimorso, e nei se e nei ma.

Dice che il dolore fortifica. Ti fa le ossa, dice. Diventi uomo. Dice.

Dimentica il mio nome è una ricerca. È Zero che va alla ricerca delle sue origini. È Zero che affronta un dolore grande grandissimo. È Zero che diventa uomo. È zero che cerca di capire da dove viene la sua famiglia, magari per capire anche dove andare in futuro.

Ci vuole forza per spingere più in là il vuoto. Per tenere a distanza il silenzio. Per arrivare all’alba“.

Dimentica il mio nome è un atto di fiducia. In mezzo a tutta la merda che il genere umano è capace di creare, ci sono coloro che ti guardano, e sanno. E tu lo sai, che sono là. Tipo il Secco e le sue bombe-carta; sarebbe il metalupo di Zero, se fossimo in The Game of Thrones. Quando il sangue diventa cemento, la cosa importante sono gli amici, quelli veri.

Se noi siamo qui oggi, è perché abbiamo avuto qualcuno su cui contare“.

Dimentica il mio nome è un tributo alla famiglia. È un’ode alle madri, pilastri incrollabili dell’universo dei figli; ché se cadono loro, sono cazzi. Amari. Quelle madri pronte a tutto, che sanno trasformarsi in Ken il guerriero pur di difendere i figli, anche dai loro demoni. Soprattutto da quelli.

Dimentica il mio nome è un punto di arrivo, per Zero, a una diversa consapevolezza di chi è, e di chi vuole essere.

E per fortuna, in questo futuro, sembrano esserci ancora fumetti.

Io vivo in due mondi paralleli, quello dei libri e quello degli esseri umani. Ed è grazie al primo che sopravvivo al secondo.

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