I Luminari

I Luminari di Eleanor Catton, Fandango Libri. Traduzione di Chiara Brovelli.

Un uomo assiste per caso ad una strana assemblea , dodici persone riunite per valutare gli strani accadimenti che hanno colpito la piccola comunità di Hokitika nella Nuova Zelanda di metà ottocento: una bellissima prostituta che ha tentato il suicidio, un uomo povero e  solitario trovato morto nella sua capanna con un’ingente quantitativo di oro, un giovane e facoltoso avventuriero scomparso nel nulla.

E’ così che si apre il romanzo vincitore del Man Booker Prize dello scorso anno: “I Luminari” della neozelandese  Eleanor Catton, tra l’altro, a soli 28 anni, la più giovane vincitrice di questo prestigioso premio letterario.

Eleanor Catton ha scritto un ponderoso romanzo di quasi mille pagine per raccontare un complicato intrico di storie e di personaggi tra i più svariati, tutti così diversi tra di loro per censo e razza, ma comunque uniti da un comune destino che li ha portati in questo sperduto paesino della costa occidentale del sud della Nuova Zelanda.

Il romanzo è complicato, strutturato come un romanzo dell’ottocento, un romanzo, tanto per intenderci, di un Hugo, di un Balzac, delle sorelle Bronte, ma soprattutto di Dickens. E non è per niente facile da leggere. Digressioni, trame e sottotrame, il racconto che spesso si spezza lasciando con un punto interrogativo il lettore, una scrittura spesso compiaciuta, (la bravura della Catton non ha bisogno di conferme, il suo primo romanzo,  La prova ne è una lampante dimostrazione).

Negli anni sessanta si parlava con una certa insistenza della morte del romanzo, tra tutti ricordiamo gli interventi di John Barth e Roland Barthes (anche se quest’ultimo parlava della morte dell’autore ed il discorso qui si farebbe più complesso).

Ed a distanza di anni non possiamo che continuare a domandarci se il romanzo dell’ottocento sia ancora attuale. Prendiamo ad esempio le prime pagine di Moby Dick: sono circa un centinaio  che descrivono minuziosamente la New York dell’epoca, d’accordo è stato Melville a scriverle, ma davvero possiamo pensare che oggi una simile apertura sia ancora pubblicabile?

Eppure la Catton, riesce, anche se a fatica, data la complessità del romanzo, a catturare l’attenzione del lettore. Come si spiega il successo del suo romanzo?

Probabilmente un motivo tra i più validi è che il mondo ha ancora bisogno di storie, di intrecci narrativi complessi, di vite di uomini che, anche così diversi tra di loro, si incrociano : ricchi e poveri, indigeni maori ed avventurieri che vengono dalla lontanissima Scozia, politici corrotti ed onesti ed infaticabili lavoratori.

Robitown

Sono nato negli anni 60. Non essendo ancora stati inventati i videogiochi ed i telefoni cellulari e dal momento che la Tv aveva solo un canale e con una limitata offerta di spettacoli, l’unico modo per combattere la noia è stata la lettura. Già, dimenticavo, nessuno mi chiamava per giocare a pallone perché ero troppo scarso. Il primo libro che ho letto e di cui abbia memoria è stato “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Da quel giorno l’avrò riletto circa 18 volte. Sono poi diventato un lettore ossessivo compulsivo. Le ultime pagine di un libro che mi appassiona, o che mi lascia indifferente, (perché esistono anche quelli), sono sempre accompagnate da un unico pensiero: cosa leggerò dopo? Preferisco gli autori di lingua inglese del novecento, americani ed inglesi in particolar modo. La morte di D.F. Wallace mi ha colpito come un tifoso della Juventus è stato colpito dalla morte di Gaetano Scirea. Ora vi lascio, c’è un capitolo di un nuovo romanzo che ho lasciato a metà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*