L’amore che ti meriti

Io non lo so come sto, non ci voglio pensare. Certe volte è meglio non saperlo come stiamo“.

Io lo so come sto, e questo libro mi ha aiutato a capirlo. “Questo libro” è L’amore che ti meriti, il nuovo romanzo di Daria Bignardi, edito da Mondadori.

Io della Bignardi non avevo mai letto niente, e non perché mi sia antipatica o perché nutra nei suoi confronti qualche inutile pregiudizio. Semplicemente, non ho mai pensato a lei come “scrittrice”, almeno non l’ho fatto fino a qualche giorno fa.

L’amore che ti meriti è un romanzo che assomiglia ad un gomitolo di lana. In un primo momento hai la sensazione che i fili siano ingarbugliati tra loro, ma poi, man mano che inizi a scioglierli, ti accorgi che il sovrapporsi di quegli incroci non rappresenta altro che il perfetto equilibrio su cui prende forma l’intera matassa.

L’amore che ti meriti è un romanzo in cui si racconta l’amore e le sue molteplici sfumature: c’è l’amore fraterno, che ti sostiene nei momenti peggiori e ti abbandona quando meno te lo aspetti. C’è l’amore materno, all’apparenza inscalfibile, ma che dietro confortevoli certezze riesce a celare anche il più terribile dei dolori. C’è l’amore per un luogo, Ferrara, città d’origine dell’autrice, che racchiude la memoria di una famiglia segnata da cicatrici così profonde che persino la storia non è riuscita a cancellare.

Daria Bignardi racconta il legame amoroso che, come un filo, congiunge il cuore dei suoi personaggi: Alma e Maio, Antonia e Alma, Antonia e Ada. E mentre leggi, in alcuni momenti ti manca il fiato e devi fermarti, perché quel filo a volte si stringe, altre si allenta. Può darti la sicurezza di un appiglio o soffocarti lentamente.

L’amore si anela, come quel diritto all’oblio che placa la sofferenza di un animo spezzato.

L’amore fa sorridere, regala l’illusione di un nuovo inizio, ma allo stesso tempo riesce ad essere vigliacco, traditore e bugiardo.

L’amore si merita.

Non sempre.

Sono solita riordinare i pensieri tra gli scaffali di una libreria. Venero il “Dio” Gutenberg, sono devota a monsieur Kindle, e sono pronta ad abbracciare qualsiasi nuovo credo riesca a proiettarmi in una realtà fatta di parole e immagini da raccontare. Qualora rischiassi di dimenticarlo, la foto di una barca mi ricorda che “La educación es libertad”. Quoto Pennac e penso che tacere, a volte, oltre ad essere un diritto sia un dovere. Da grande voglio essere una Haijin. Ecco il mio haiku: sono seduta/ invoco lo scapezzo/ mannaggia mondo

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