Colpa delle stelle

Colpa delle stelle - Rizzoli

Colpa delle stelle – Rizzoli

Leggere un libro, andare al cinema, sono ancora oggi esperienze in cui ciascuno di noi può mettere alla prova la propria capacità di emozionarsi. Ma, andare al cinema o leggere un libro in cui nello spazio di alcune ore entri nel racconto di vite reali, lascia qualcosa in più di un’emozione passeggera. Colpa delle stellesesto romando di John Green, edito da Rizzoli  a oggi, è best seller nelle classifiche dei libri più venduti e film campione di incassi negli USA e in Europa (prodotto da Twentieth Century Fox, costato 12 milioni di dollari, ne ha guadagnati già oltre 300). Il lungometraggio diretto da Josh Boone, che ha dato nuova vita editoriale al libro di Green, è la rivisitazione di una storia vera in cui il pendolo oscilla tra amore e dolore. «L’amore è una malattia dalla quale non puoi guarire», recita il sottotitolo del libro di Green, perché il dolore esiste e «questo è il problema del dolore. Esige di essere sentito». Il dolore “sentito” e “cum-patito” si è trasformato in un’esperienza per quanti hanno letto questa storia. L’esperienza di un sentimento – la paura di morire, di cadere nell’oblio, come teme Augustus, il protagonista maschile  che troppo spesso non passa e non fa tendenza, ma che è parte integrante della vita. L’esperienza di un dolore che tocca tantissimi giovani. Non quelli “glitterati” o da copertina ma quelli come Hazel, protagonista femminile, che vive l’adolescenza tra ricoveri continui a causa di un cancro che pone la sua vita in una prospettiva totalmente differente. La vita le scorre a fianco e a volte senza sfiorarla, come invece la sua età pretenderebbe. Così, quando incontra Augustus detto Gus in un gruppo di sostegno per malati terminali, la vita nella sua semplicità sembra ricomporsi e ogni cosa – sogni, desideri, sensazioni, paure – sembra trovare la sua giusta collocazione. Gus la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che la vita non si è fermata, che insieme possono ancora afferrarla e stringerla tra le mani. Nell’amore tenero e autentico di questi due teenager si sono immedesimati tutti, anche quanti avevano bollato il libro nella categoria “per adolescenti”. La forza di questa storia, forse, è anche in questo: Hazel e Gus guardano alla loro malattia senza alcuna censura, consapevoli fino in fondo di quanto avrebbero potuto vivere ma, non per questo, chiudendo le porte all’amore. La vita urla dentro le esistenze di questi due giovani e di tutti quelli che si sentono una «granata pronta a esplodere», come Hazel. Alla base di questa storia c’è la vita vera di Esther Earl che nel 2005 scopre di avere un cancro alla tiroide (morirà nel 2010, a sedici anni): «La nostra amicizia e la sua gioia di vivere sono state una grande fonte di ispirazione», ha raccontato Green. Perché la malattia non chiude le porte del cuore ma può essere un canale attraverso cui far fluire ogni cosa in maniera nuova. E allora anche la malattia può diventare un’occasione.

Sono nata nell'anno dei Mondiali in Spagna, evento che avrebbe segnato per sempre la mia vita, donandomi un'insana e poco femminile passione per il calcio. E per lo sport. Ho iniziato a leggere all'età di sei anni, come accadeva una volta a tutti i bambini nati prima dell'era della virtualità, maturando da subito un'avversione per le letture a comando negli anni di scuola. Il libro è un'esperienza, non un oggetto, e ha bisogno dei suoi tempi: come un corteggiamento o un amore a prima vista, l'attrazione accade quando meno te l'aspetti e mai per imposizione! Vivo di parole scritte e lette, di pensieri nebulosi e sogni che camminano ancorati a terra. Ho imparato a dire le parolacce, mi piace cucinare, adoro mangiare. La musica, come i libri, sono l'ossigeno della mia quotidianità. Amo condividere, tra silenzi necessari e parole che si rincorrono. Elemento di disordine e pazzia nella mia vita: tanti capelli ricci. Quando vedo un film che mi piace, mi capita la stessa cosa che provo quando arrivo alla fine di un buon libro: rallento gli attimi finali e vorrei non finisse mai. Per vivere puntualmente la sensazione di abbandono e malinconia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*