Er Cristo in croce

 

“Oggi, fra er dormiveja

de chi sta in chiesa, penso

se er caso sia de vede de bon occhio

chi pecca tutto l’anno eppoi in ginocchio

se confonne cor fume dell’incenzo.

 

Qui prega lo strozzino

pregano ladri in guanti,

prega chi annacqua il vino,

pregano tutti quanti.

 

E io, tanto per stammene ar sicuro

prego, ma co le spalle contro er muro.

 

Mentre la folla sorte e me riggiro,

pare che voja dimme er Cristo in croce:

Vattene pure te, così respiro…”

 

Poesia di Titta Marini contenuta in Tritume – Ed. Accademia dell’ozio

Sono nato dall'affluenza di diverse correnti acquatiche, da fiumi freddi provenienti dal Nord e dall'Est europeo, discesi e riversati in pozzanghere calde e stantie del centro Italia. Ho provato a radicare invano ma ovunque passassi dal mio fusto germogliavano vecchie spine, troppo ingombranti ed appuntite per muoversi dolcemente su terreni vergini. Ho cercato di restituire decoro al telo bianco, caricandolo di colori di luce, ritrovandomi poi in sella a fragili parole di burro. Sono spesso inciampato in bicchieri di vino rosso leggendo libri coraggiosi, stemperando la mia curiosità in pagine nascoste al sole. Ho provato a capire l'incedere del mare dimenticandomi che avrei potuto capirlo solo se avessi ascoltato quell'unico avviso, un regalo silente proveniente dal basso come un ammonimento per corsari: "Purché tu sappia che la superficie del mare non è il mare" (S.Agosti).

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